1907 - 1931
Infanzia e fanciullezza in famiglia

Nacque il 26 gennaio 1907 a San Giovanni La Punta (Catania), da Rosario
Allegra e Giovanna Guglielmino. Fu il primogenito di otto figli: quattro maschi
e quattro femmine. Ricevette il Battesimo il 5 gennaio 1908 e gli furono imposti
i nomi di Giovanni e Stefano.
I genitori erano poveri, modesti, ma intensamente religiosi. Il padre faceva
il contadino e la madre era casalinga. Essa, pur avendo frequentato soltanto le
prime classi elementari, era lettrice assidua della vita dei santi e
ascoltatrice attenta della Parola di Dio. Allevava ed educava esemplarmente i
figli.
Giovanni fin da piccolo rivelò una intelligenza e una memoria non comune, un
amore allo studio davvero insolito alla sua età.
Era vivace ed allegro, sempre sorridente. Amico di tutti ed era pronto ed
attivo nel lavoro. A scuola, il primo della classe, e in chiesa, il primo dei
chierichetti.
Novizio francescano a Bronte
Al termine della quarta elementare entrò nel Collegio serafico di san Biagio
in Acireale e vi stette cinque anni.
Il suo comportamento rivelava una gioia interna soprannaturale. La sua
intelligenza e l’amore allo studio gli consentivano di brillare tra i
confratelli.
Fece il noviziato nel convento san Vito di Bronte, posto sulle falde
dell’Etna. Vestì l’abito religioso prendendo il nome di fra’ Gabriele Maria.
Durante il noviziato, intensificò la sua pietà, la devozione alla Madonna, il
raccoglimento, la mortificazione e l’amore a san Francesco.
Frate studente ad Acireale e a Roma

Emise i voti semplici il 19 ottobre 1924. Ritornò, poi, ad Acireale, per
compiere gli studi umanistici e filosofici.
Ad Acireale gli fu affidato l’incarico di insegnare francese nel ginnasio e
supplire i professori di latino e greco.
Nel 1926 chiese al Commissario provinciale della Sicilia, fra’ Innocenzo
Albanese, di essere mandato a Roma, per prepararsi alla vita missionaria presso
il Collegio Internazionale “Sant’Antonio”. Fu accontentato. Raggiunse Roma il 14
settembre 1926.
Incominciò il corso di teologia. Frate Gabriele ricorda sempre con grande
nostalgia gli anni trascorsi a Roma. Li considera i più belli e più decisivi
della sua vita. Riconosce che i superiori, professori, nonché i compagni ebbero
un grande influsso per la sua formazione spirituale e intellettuale. In Collegio
veniva stimato da tutti per la sua pietà, per il suo entusiasmo missionario, per
il suo impegno nello studio, per il suo comportamento sereno, gioioso e
caritatevole.
I frequenti colloqui con fra’ Cipriano Silvestri, ex missionario in Cina e
allora direttore della rivista “Le Missioni Francescane”, l’atmosfera
missionaria presente in Collegio, grazie alla Lettera enciclica sull’apostolato
missionario dal ministro generale, fra’ Bernardino Kumpler, e alla Lettera
Pontificia di Pio XI, in occasione del VI centenario della morte del beato
Giovanni da Montecorvino (1328-1928), primo arcivescovo di Kambalek (Pechino),
lo confermarono ancor più nel suo orientamento verso la Cina e gli fece balenare
l’idea di tradurre la Bibbia in cinese.
Il successivo incontro con il confratello cinese, fra’ Giambattista Kao, lo
confermò di più nella sua decisione. Avendo da lui saputo che ancora non
esisteva in Cina una traduzione cattolica di tutta la Bibbia.
Ordinato presbitero, si iscrisse al V anno di missionologia. Ma, per
decisione del ministro generale, dovette sospenderlo per frequentare il corso
attivo di Sacra Scrittura. Lo scopo era quello di farlo preparare come
insegnante nel Seminario regionale di Hankow. Dovette, però, sospendere anche
questo corso, poiché gli veniva comunicato che urgeva la sua presenza in Cina,
per assumere la direzione del Seminario minore di Heng Yang nello Hunan. Essendo imminente la sua partenza, non andò in
Sicilia a salutare i suoi genitori. Poté solo vedere a Roma le sorelle suore
della Francescane Missionarie di Maria: Paolilla e Biagina (suor Agata e suor
Paola).
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