APPROFONDIAMO LA FIGURA DI

              FRATE GABRIELE MARIA ALLEGRA

 

 

Il Primato di Cristo nei dialoghi di P. Allegra con P. Teilhard de Chardin

 

E' suggestiva, e nel contempo illuminante per comprendere l'uomo di cultura e il francescano P. Alleg-ra, la vicenda di cui egli stesso ci ha tramandato il ricordo in un singolare libretto, scritto in forma dialogica, intitolato "Il Primato di Cristo in S. Paolo e in Duns Scoto. Dialogo col  P. Teilhard de Chardin, S.J.".

Si tratta di un'opera di grande impegnoteologale, nella quale P. Allegra riferisce con la sensibilità umana e la delicatezza che gli sono proprie, oltre che con grande saggezza e dottrina, dei dialoghi tra lui e il Padre gesuita, che vennero snodandosi in terra di Cina lungo gli anni Quaranta e che iniziarono a partire da un incarico, delicato, gravoso e al quale si sarebbe sottratto volentieri, affidatogli dal vescovo Zanin, delegato apostolico in Cina.

Nel 1942, infatti, sua Ecc.za Mons. Mario Zanin consegnò al P. Allegra un manoscritto, perché lo leggesse, ed assolvendo al delicatissimo compito di censore, decidesse della sua idoneità ad essere pubblicato. Si trattava di un testo composto, alcuni anni innanzi, dal gesuita Teilhard de Chardin e intitolato "Le Milieu Divin".

Il P. Allegra si dedicò alla lettura con il massimo impegno, in obbedienza al suo vescovo e dimostrò, oltre che una rara preparazione teologica, la finezza di spirito e l'apertura di mente e di cuore che caratterizzavano il suo stile di vita. L'esame critico del testo lo convinse di dover rifiutare il consenso per la pubblicazione, perché ritenne che un lettore impreparato non avrebbe saputo districarsi tra le contraddizioni e le carenze dell'opera: terminologia e dottrina ambigua e bivalente, infatti, non gli avrebbero permesso di enucleare correttamente i lati positivi dai quali lui stesso era stato affascinato.

Il messaggio del P Teilhard, criticabile se recepito come un credo, era in realtà, anche nelle intenzioni dell'autore, solo una proposta di lavoro per giungere, studiando l'uomo e l'umano, al punto Omega, le Grand Christ. Messaggio apparentemente semplice, ma in realtà complesso e irto di difficoltà, perché concepito in modo da accoppiare ad un taglio sorprendentemente nuovo e audace, affermazioni carenti dal punto di vista della corretta ed integrale dottrina.

La preghiera del Vescovo, che fosse lo stesso P. Allegra a comunicare il giudizio all'autore, portò i due religiosi ad incontrarsi e ad instaurare un sodalizio intellettuale di rara sollecitudine e attenzione reciproca, di cui abbiamo la prova con la pubblicazione nella quale P. Allegra riporta i dialoghi i cui contenuti vertono, quasi totalmente, sul problema del Primato assoluto di Cristo.

Il pensiero di P. Teilhard mirava, con un linguaggio singolare preso a prestito dalla scienza, a comunicare la sua profonda certezza sulla centralità di Cristo. Il suo entusiasmo affascinava, e stupiva il modo in cui parlava di argomenti scientifici (espansione dell' universo, biosfera, noosfera, ascensione convergente); si intratteneva sugli infiniti spazi celesti, sugli oceani stellari, sulle galassie per trarne la conclusione che "si tratta dell'atto creativo che continua, che si intensiica, che ascende e che con verge verso il Punto Omega, verso il Grande Cristo, il Cristo cosmico.

L 'Universo è il suo pleroma, il suo manto regale".

Egli giustificava la originalità della sua indagine (pervenire attraverso la scienza a Dio e interessare per mezzo dei problemi scientifici il cosiddetto 'laico' e il 'lontano'> per avere avuto - egli dice - una fulguration, che lo aveva convinto a guardare alla "ricerca scientifica come a una rivelazione del Creatore; esistono> infatti, "relazioni essenziali tra la cosmogenesi, la biogenesi e la noogenesi; interdipendenza e co-finalità". "E'quella evoluzione finalistica che spazia lungo una traiettoria di milioni, anzi miliardi di anni, sino a quando con la noosfera comincia sulla terra un'epoca nuova...".

E tale epoca per P. Teilhard è quella dell'uomo sapiens che intraprende il suo itinerario, in virtù della coscienza di sé e del suo sapere; quel percorso in ascesa che lo condurrà, non senza sacrifici, alla totalizzazione. "In questa ascesa l'uomo e asse freccia.. e tende verso il punto Omega: il Cristo ´le Grand Christª".

P. Teilhard, inoltre, ritiene probabile che ci siano altri astri con forme di vita, perfino al livello più alto: è questa la noosfera.

Tali ed altre affermazioni evoluzio-nistiche, gli fa notare P. Allegra, non
sembrano potersi conciliare col discorso integrale sul Primato assoluto di Cristo, sul monogenismo e sull'infusione diretta dell'anima immortale, sebbene il suo discorso pare trovi conferma in due testi paolini (Col. 1, 16-17:" Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui ... e tutti gli esseri in Lui hanno consistenza"; ed Ebr. I, 2-3 "che costituì erede di tutte le cose"). E però, pur ammettendo che P. Teilhard aveva aperto una strada, quella di una Teologia cosmica che sarebbe stata certo importante e metteva in relazione Cosmogenesi, Ortogenesi e Antropogenesi, per giungere al piano della Cristificazione universale; tuttavia, la stessa novità intuitiva, non relazionata alla teologia, portava a una serie di difficoltà per la pubblicazione del manoscritto, che sarebbe andato in mano a tutti: nel testo mancava una sintesi tra teologia e scienza.

Dal contenuto del manoscritto P. Allegra, si è detto,rimase affascinato; ma il colloquio gli permise di fare anche presente con schiettezza le sue non poche perplessità; e questo consentì ad entrambi di immergersi in quella discussione proficua sul Primato di Cristo, e che fece nascere, nella stima reciproca, una grande amicizia e induce anche noi, oggi qui, a soffermarci, come guidati da loro, su tale argomento cristologico di capitale importanza, specie in questi anni che seguono al Concilio e precedono il Giubileo del 2000.

Le affermazioni a sfondo evoluzionistico e poligenetico contenute nel testo, fa notare P. Allegra, non sembrano potersi conciliare con la visione biblica, paolina e giovannea, del Primato Assoluto di Cristo, a cui il gesuita approda attraverso una riflessione, che ha base scientifica ma non rigorosamente teologica, sull'evoluzione del mondo creato. Che si guardi al Cristo come al punto di arrivo nel progresso della creazione universale, al punto Omega, è il positivo della intuizione speculativa del P. Teilhard, a cui i due testi Paolini sopra ricordati, che presentano Cristo "solidale col mondo", offrono la base biblica. Però, occorre ricordare che "Nessuno è mai salito al cielo, se non il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo" (Giov 3, 13): è la discesa dal cielo in quanto Dio, per sposare la sorte dell'umanità ed entrare in possesso del creato, che geme senza di Lui e aspetta la redenzione e la rivelazione del Figlio di Dio. Inoltre, "Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo" (Giov 3, 27). Per cui "Gesù (il Cristo) sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava si alzò... "e cominciò a servire l'uomo amandolo (Giov 13, 3). Amandolo lo redime, pur rispettandone la libertà, lo eleva, lo sublima: "quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me". Per cui il cammino del creato verso il "Grand Christ" non è un fatto di natura, una tappa di sviluppo naturale, ma è un percorso di amore, di Cristo verso il creato, prima, poi di tutta la creazione la cui anima è l'umanità, verso di Lui, verso il Cristo Pleroma e Omega.

Del resto il Padre aveva dato tutto al "Figlio, che è l'irradiazione della sua gloria e l'impronta della sua sostanza, e sostiene tutto con la potenza della sua Parola" (Ebr 1, 3). Cristo realizza dunque una discesa dall'alto, prima che una ascesa e un ritorno al Padre in unità con la creazione e con il "Popolo di sua conquista" (1 Petr 2,9). Senza la discesa di Dio, Verbo del Padre che si incarna e riprende possesso del creato, non è concepibile un "Grand Christ" che porti il creato ad evolversi in Lui.

P. Allegra, pur sottolineando con la dovuta attenzione che il Padre gesuita si era incamminato per una strada nuova, che avrebbe potuto essere importante - quella di una Teologia cosmica che mettesse in relazione da una parte la Cosmogenesi, l'Ortogenesi e l'Antropogenesi e, dall'altra, Teologia e Bibbia, per raggiungere, attraverso il cammino ascendente di sviluppo umano in Cristo, il livello del Punto Omega e della Cristificazione universale - tuttavia nel percorso seguito non trovava traccia della traiettoria inversa, quella discendente dell'atto creativo in genere e soprattutto dell'annientamento redentivo che ha portato il Cristo. dominio regale e al suo divenire Punto Omega di tutte le cose. Solo ammettendo l'abbassamento di Cristo (la Chenosis) fino alla morte più umiliante e poi l'innalzamento alla gloria insieme alle sue creature, si incontrerà sulla via di Cristo la Chiesa sposa, la Chiesa pleroma di Cristo, divenuta in Lui, perno dell'ascensione umana e della consacrazione del mondo in Cristo.

Oltre che la sintesi tra scienza e fede, creazione e natura evolutiva delle cose create, creazione e Incarnazione, uno studio scientifico, come si può rilevare da queste semplici riflessioni, induce anche ad un lavoro di sintesi tra il problema della redenzione e quello della Incarnazione. In questo, maestro ancora insostituito è il B. Giovanni Duns Scoto secondo il quale Cristo si sarebbe incarnato anche senza il peccato dell'uomo, per divenire il Re e il Fine dell'universo; affermazione non banale, né secondaria, da accogliere come una "conclusione teologica", perché fondata sui seguenti principi:

I. Dio, nel compiere le sue opere, non può essere condizionato dalla finitudine, dalla defettibilità umana e dai limiti creati.

II. L'inserimento di una delle persone della divinità increata, nella creaturalità, avrebbe restituito a Dio la gloria massima conseguibile da Lui, tramite la creazione. Solo così, infatti, si sarebbe potuto raggiungere, in Cristo, l'unità perfetta della creatura con il Creatore, per il diritto di conquista (la Passione) e il diritto di natura (l'unione ipostatica) propri del Figlio di Dio fatto uomo.

Da qui la sintesi commossa del P.Allegra:

"Cristo non è entrato nell'universo creato occasionalmente, a motivo del peccato di Adamo, ma ai contrario è l'universo che esiste per Cristo e in vista di Lui".

Il procedimento seguito da Scoto lo si puo' conoscere attraverso cinque ben congegnate affermazioni:

1. La somma opera di Dio (Cristo) non poteva essere occasionata (non poteva nascere, cioè, da un fatto umano esterno e contingente quale è il peccato);

2. Dio volle essere amato da altri; che potesse amarlo sommamente, ma che fosse altro da Lui;

3. Tutte le testimonianze autorevoli, dei Padri e delle Scritture, che sembrano affermare ch Cristo non si sarebbe incarnato se l'uomo non fosse caduto, possono essere intese nel senso che Cristo non sarebbe venuto come Redentore, se l'uomo non fosse caduto; (ma non possono negare che Egli sarebbe

venuto per prendere possesso del mondo e dare al Padre, insieme al creato e in quanto Increato ( la massima gloria esterna possibile);

4. Tutto ciò che fece Cristo circa la nostra Redenzione non aveva la stessa necessità che ebbe precedente Decreto di Dio (incarnarsi a prescindere dalle condizioni delle creature), che così aveva stabilito, e di conseguenza fu necessario che Cristo venisse soffrendo... Per questo molto gli dobbiamo. Infatti, l'uomo avrebbe potuto essere redento in modo diverso e tuttavia, per Sua libera volontà, ci volle redimere in tal modo, e pur potendo essere redenti in altro modo, ci redense soffrendo e morendo per noi. Perciò, per attirare noi al suo amore, come io ritengo, questo fece (ci redense soffrendo) in quanto volle che l'uomo tenesse ancora di più al suo Dio;

5. Dunque la Trinità SS. nessun aiuto relativo alla salvezza conferisce all'uomo pellegrino sulla terra, se non la offerta fatta sulla Croce da parte di Cristo, cioè da una persona massi mamente amata e di somma carità.

Alle affermazioni di Scoto occorrerebbe aggiungere la citazione di coloro, santi Padri e teologi, che nel corso della storia hanno meditato sul Primato di Cristo e sulla sintesi operata dal Francescano.

Soffermandosi sulla seconda tesi di Scoto, P Allegra così la commenta per il suo interlocutore: "Dio è l'Amore infinito; il Cristo è stato voluto da Dio Padre, perché essendo Egli l'infinito amore, è avido di amore infinito. Se tutta la creazione è bagnata nell'amore, se la creazione degli esseri intelligenti, oltre ad essere un atto di amore, è desiderio di ricevere amore; se questo amore sommo solo il Verbo Incarnato poteva renderlo a Dio-Carità.... in misura adeguata, infinita, degna del Padre,.. è necessario che il Cristo sia stato il primo ad essere voluto tra tutte le cose create, e che Questi sia il fondamento e la ragione del consigho dell'Eterno, che si dispiega e si attua nell 'universo.

Quella di P. Allegra, nel volume sul Primato e su Scoto, è una sintesi mirabile e integrale della dottrina su Cristo Punto Omega della storia, che illumina e commuove anche P. Teilhard.

A conclusione di questo breve excursus, piace citare il giudizio che il P. Gabriele esprime sul personaggio storico P. Teilhard, - spesso osannato, ma a volte anche eccessivamente sminuito -, con lungimirante chiarezza e umana comprensione: "Era un intuitivo e un mistico e, come mistico, assorto nel suo mondo interiore... sacerdote, poeta, pensatore, mistico... era e voleva essere considerato solo un pioniere.

Ma piace ricordare anche il suo giudizio su Scoto: "La Teologia del Beato Scoto - Christus in omnibus - è una teologia cosmica e, mi pare, l'unico sistema che corrisponda alla pienezza della dottrina celeste".

Pervenendo poi ad un'estrema sintesi, il P. Allegra può pregare, da mistico anche lui e grande innamorato di Cristo, nel quale si ricapitola ogni cosa: "Bramo vedere il mio adorato Cristo e nella natura, nella storia, nella Scrittura, nella

Chiesa, nelle anime, dovunque. Vorrei comprendere la storia e le scienze, come una propedeutica a Cristo, come un 'aspirazione a Lui, giacché Egli è il re dei secoli; la spiegazione e il superamento del tempo e dello spazio, dell'essere e del divenire, del passato e del futuro, del relativo e dell 'assoluto, del contingente e del necessario.

Dammi, o Cristo, di capire le incommensurabili ricchezze del tuo cuore, leminente scienza della tua carità, la tua assoluta regalità. Amen".

 

Natale 1968: La Bibbia di Betlemme

 

Un Traguardo, che certamente era stato nei sogni di tutti i missionari in terra di Cina, ma che pareva impossibile raggiungere, divenne realtà, ad opera di P. Allegra, solo nella seconda metà del nostro secolo XX.

Si può senz'altro dire che si sia trattato di una realizzazione di portata storica: P. Gabriele, e il gruppo di studiosi da lui formato e guidato, diedero alla nazione cinese, dopo anni e anni di durissimo lavoro, la traduzione (con il relativo Commentario) di tutta la Bibbia, in parecchi volumi; ma l'opera alla quale il Padre aveva continuato a pensare, carezzandone l'idea fin dall'inizio, e che poté logicamente realizzare solo alla fine, grazie alla profonda e saldissima competenza acquisita negli anni, fu la Bibbia in un solo volume, per l'appunto la Bibbia di Betlemme, cosi chiamata da P. Allegra perché pubblicata per la festa del Natale 1968.

Il volume proponeva in modo sintetico i contenuti del grande Commentario biblico in undici volumi, che era stato il frutto di circa trent'anni di continuo ed intenso lavoro. Nella mente di P. Allegra il volume unico doveva avere la portata che la Bibbia di Gerusalemme per gli Europei: avrebbe potuto essere utilizzata nella liturgia celebrata in lingua cinese e avrebbe permesso ad ogni cinese convertito di avere in mano, tutta insieme, l'intera Bibbia per la lettura e la meditazione personali. Proprio per questo rappresentò un traguardo ambito e un segno indelebile nella traccia lunga, non rettilinea, ma mai interrotta di tutto il lavoro, che certamente conduce alla evangelizzazione futura di quello sterminato Paese.

Dal momento del suo arrivo in Cina (1931) P. Allegra iniziò, senza fermarsi mai, ad affrontare sistematicamente le tappe di studio specifico e di preparazione ampia che gli potessero consentire di affrontare, con garanzia di riuscita, la grandiosa opera di traduzione di tutta la Bibbia. Pensò innanzi tutto al compito più difficile: impadronirsi della lingua e della cultura cinesi, solo nel 1935 iniziò, da solo, il lavoro di traduzione vero e proprio. L'altra tappa importante fu quella di dar vita, a Pechino (1945), allo Studio Biblico, il primo dell'estremo Oriente, che per anni diresse e dove, dopo aver costituito la indispensabile biblioteca, formò, impegnandosi anche con l'insegnamento, dei giovani cinesi, che poi volle si perfezionassero all'estero e che furono i suoi ottimi collaboratori nel rivedere la traduzione da lui preparata e nello stendere il monumentale Commentario.

Trasferita la sede dello Studio a Hong Kong nel 1948 per l'affermarsi del comunismo in Cina, P. Gabriele e i suoi collaboratori, che erano diventati più numerosi, ripresero il lavoro, che procedette senza soste - malgrado si presentassero anche altri impegni, come quello del Centro di Studi Sociali a Singapore -, con gli approfondimenti e i necessari confronti con i lavori dei più autorevoli studiosi europei e cinesi, americani e tedeschi; ma soprattutto con le opportune revisioni, che consentirono. tra il '64 e il '67, di dare alle stampe la versione definitiva degli undici volumi (otto relativi all'Antico Testamento e tre al Nuovo) Bibbia tradotta e commentata nella lingua quel Paese.

Raggiunto un tale traguardo, P. Gabrile poté riprendere e portare a compimento l'idea tanto a lungo coltivata: la preparazione dell'edizione della Bibbia in un solo volume. Il grar lavoro linguistico, culturale e dottrinale compiuto negli anni precedenti, aveva prodotto un tale affinamento nelle conoscenze e nelle competenze, da permettere di giungere, in un anno, alla preparazione di quell'opera tanto vagheggiata, da mettere in mano ad ogni cinese che avesse sete della Parola di Dio.

L'edizione fu subito apprezzata, oltre che per l'accuratezza e l'eleganza, soprattutto, come segnalava la stampa dell'epoca, per la lingua, per lo stile e per la fedeltà ai testi originali, che la rendevano anche adeguata agli intellettuali pagani della Cina.

P. Allegra e i collaboratori, che avevano fornito al popolo cinese uno strumento scientifico, del quale si sarebbero serviti anche esperti e i sacerdoti impegnati nella pastorale e per la catechesi, lo avevano dotato di un serio ed essenziale commentario dottrinale e storico e di un piccolo trattato in dodici unità, che è una sorta di compendio di teologia biblica per la conoscenza di un cristianesimo integrale.

Per questo lavoro avevano tenuto conto a pieno campo delle ricerche antiche e recenti, degli esegeti moderni e dei Padri della Chiesa, e più che sulle questioni di critica letteraria e di storia delle forme avevano puntato sui contenuti del messaggio biblico e sulla forza e la potenza che ha la Parola della Rivelazione di formare l'uomo in Cristo e un Popolo di Dio

che sia a Lui bene accetto e ad omne opus bonum instructus.

 

 

Impegno nel Sociale

 

La sollecita attenzione che P. Allegra mostrò per i problemi della società in cui visse, è un aspetto della sua vita e della sua personalità che, forse, non ha avuto gli opportuni approfondimenti. Eppure tale aspetto è intrinsecamente collegato alla vocazione di missionario francescano e all'impegno di pastore di anime. Difatti, non solo egli seppe essere amorevolmente presente nelle diverse realtà del 'sociale' cinese, ma soprattutto ebbe lucida comprensione della gravità di avvenimenti che, nei quarant'anni e oltre della sua vita in Cina, sconvolsero le strutture tradizionali e la stessa identità di quella nazione.

Spesso si trovò ad operare in situazioni delicate e complesse e il suo comportamento fu sempre opportuno e adeguato, la sua azione prudente e incisiva. Fu fautore di iniziative nuove e benefiche, tanto da attirarsi la stima anche di parti avverse.

I primi otto anni di permanenza in Cina (1931-1939) furono vissuti dal P. Gabriele nella zona meridionale del paese, dove si era già verificata la prima e sconvolgente propaganda comunista, che aveva causato una funesta guerra civile ed infiniti e gravi disagi per la popolazione, espropriata dei pochi mezzi di sostentamento e soprattutto della libertà.

Il giovane missionario, che dirigeva il seminario di Heng Yang, profuse le migliori energie nel formare giovani cinesi che sarebbero divenuti lievito evangelizzatore di quella società, e si impegnò, come altri rappresentanti della Chiesa, per venire incontro alle necessità di una popolazione da più parti angariata.

Impegno nella scuola, dunque, impegno tra la gente nelle opere di carità, ma anche impegno fortissimo nello studio della lingua, della cultura e delle tradizioni della Cina, perché egli non dimenticava mai il suo compito primario: quello di tradurre la Bibbia che sola avrebbe potuto dare saldezza alla fede e cambiare la vita dello sterminato popolo cinese.

Anche quando, a partire dal 1941, risiedette a Pechino come cappellano di Ambasciata ed ebbe a che fare con una realtà sociale, politica e culturale nuova per lui, si prodigò senza risparmio in modo efficace e con impegno. Si trovò a fare da mediatore in difficili situazioni, e il suo contributo fu talora richiesto per dirimere spinose questioni. Anche la sua azione pastorale e la sua testimonianza evangelica furono sempre adeguate agli ambiti sociali nei quali si trovò ad operare. Egli seppe agire al di sopra delle parti, dimostrando di avere interesse esclusivamente per l'uomo, fratello in ogni caso, al di là delle contingenze politiche e delle divisioni sociali, garantendo, sempre 'rispetto' nei confronti della Chiesa cattolica e aiutando l'uomo a vivere e a salvarsi.

Quando, dal 1948, fu costretto, per l'espansione del dominio comunista, a trasferire lo Studio Biblico, già per altro funzionante ed efficiente, da Pechino a Hong Kong, la sua attenzione, per le condizioni socio-politiche del paese in cui viveva, si fece più intensa e vigile. Questo lo portò a non estraniarsi dalla gente, a venire incontro alle necessità che via via emergevano, e a prodigarsi per bisognosi e sofferenti; ma, soprattutto, lo angustiava fortemente, - lo dice più di una volta nei suoi scritti -, la situazione durissima che si era venuta a creare nella Cina, ormai travolta dal comunismo storico.

La situazione si faceva ogni giorno più grave, ed era difficile pensare ad interventi efficaci. R Gabriele, però, non era persona che si fermava dinanzi alle difficoltà; lo scoramento non lo rendeva inoperoso. Vi era nel suo animo un amarezza profonda per il dilagare della propaganda comunista, e per il veleno di menzogne che essa veniva diffondendo nella società cinese per contrastare le religioni in genere, la religione cristiana e la Chiesa cattolica in particolare. Era seriamente preoccupato per i guasti, non facilmente reversibili, che la propaganda comunista avrebbe provocato nella compagine sociale e nei costumi di vita. Aveva certezza interiore che nel breve volgere di alcuni anni si sarebbe certamente disperso quel patrimonio di fede e di conoscenze dottrinali che generazioni di missionari, con sacrificio e grande amore per l'uomo, avevano diffuso e, cosa ancora più grave, di cui le nuove generazioni non avrebbero mai avuto conoscenza. P. Allegra, pur già impegnatissimo nella difficile opera di traduzione e nella direzione dello Studio, avvertiva tutta l'urgenza e la gravità di una tale situazione e cominciò a sentire la responsabilità di dover procurare ai fratelli cinesi non solo il nutrimento della Parola per lo spirito, rendendo loro possibile la lettura del Sacro Libro, ma di offrire anche solidi punti di riferimento, attraverso testi e sussidi idonei alla organizzazione della vita sociale. Era necessario fare conoscere la vera dottrina sociale della Chiesa, - sollecita nei confronti dei diseredati, dei lavoratori, dell'istituto familiare, dell'etica del lavoro e della giustizia sociale -; Chiesa presentata, dalla propaganda comunista, come responsabile di situazioni di sfruttamento e di casi di ingiustizia. Per porre un argine a questo dilagare di errori e di accuse ingiuste e bugiarde, bisognava pensare ad un antidoto serio, che avesse la stabile solidità fondata sulla dottrina vera e sulla verità dell'uomo, e potesse svolgere un'azione continuativa e duratura, mediante l'uso di mezzi idonei ed efficaci.

Cominciò così a pensare alla creazione di un Centro di Studi Sociali: gli sembrava, pur nella intrinseca difficoltà della iniziativa, l'unica soluzione adeguata. E si mise subito al lavoro per trovare il modo di realizzarla, chiedendo consigli e pareri. Gli incoraggiamenti non mancarono, sia in Cina che in Italia - fu confortato anche dal sostegno della opinione autorevole di don Luigi Sturzo, - ma furono necessari tempi alquanto lunghi per la realizzazione del progetto.

Dal 1955, anno in cui il P. Allegra ebbe l'idea ed il primo impulso ispiratore, si giunse al 1961, perché questo importante Centro potesse essere avviato, con l'inizio della costruzione della casa che doveva ospitarlo a Singapore. Intanto P. Gabriele pensava a stendere il programma del lavoro che si sarebbe dovuto affrontare e a dotare la struttura di un'ampia Biblioteca (15.000 volumi), che avreb be garantito solidi fondamenti scienti fici all'impresa. Da un lato, egli pensa va, bisognerà dare un fondamento si- curo ad una dottrina sociale idonea a la realtà cinese e interamente radica ta nell'insegnamento della Chiesa; dall'altra sarà necessaria una larga opera di diffusione e divulgazione. Ai lavori di ricerca e di studio, quindi, veniva affiancata la intensa attività delle 'traduzioni', a partire dalle Encicliche sociali dei Papi e dalla saggistica, anche minuta e divulgativa, che potesse essere facilmente compresa da tutta la popolazione: senza escludere gli studi dei sociologi europei più accreditati e l'edizione di un trattato di filosofia sociale.

Anche questo compito risulta oltremodo impegnativo e per i primi tre anni P. Allegra dovette assumere in prima persona la direzione del Centro di Studi Sociali, perché altri avessero il tempo di prepararsi in modo adeguato. Pur di fare decollare questa iniziativa, di grande importanza per la società cinese, egli accantonò per tre anni persino il suo amatissimo lavoro sulla Bibbia, fino a che, nel 1963, poté consegnare in buone mani quella sua ultima, ma non meno cara creatura. Da vero uomo di Dio, egli aveva saputo ascoltare, ancora una volta, la divina ispirazione che lo chiamava ad occuparsi integralmente della sua amata terra di missione, operando, sempre a partire dalla cultura che guida e dà solidità alla formazione, per l'insediamento in Cina della dottrina della fede e del più accreditato insegnamento politico e sociale.

  

 

L' ECUMENISMO IN P. ALLEGRA

 

Quando P. Allegra e lo studio biblico cinese organizzavano, in collaborazione con i dirigenti e le associazioni delle chiese separate, protestanti e anglicane, settimane di studio, congressi ed esposizioni bibliche - negli anni 1963-69, dopo i lavori per la traduzione e il commento a tutta la Bibbia e in seguito alla sua definitiva pubblicazione -, si pensava che ciò avvenisse per la sollecitazione ecumenica indotta dal Concilio Vaticano II dal momento che, proprio in quel periodo, si erano ampiamente avviate le iniziative per dare attuazione ed applicare la dottrina del Concilio. Ma ciò non riconoscerebbe il significato e l'importanza che per P. Allegra ebbe, da sempre il problema, l'impegno e l'attività ecumenica.

Egli, certamente, condivideva e con gioia le iniziative ecumeniche conciliari, perché queste, oltre a trovarsi in sintonia con il suo modo di sentire e di pensare, erano nei fatti e da tempo sostanza del suo modo di vivere e di impegnarsi da religioso-missionario, apostolo qual'era della fede, in un ambiente internazionale e per eccellenza interconfessionale. Se anelava con tutta l'anima a portare "Cristo alla Cina e la Cina a Cristo" sapeva anche, fin dalla giovanissima età, che questa meta si poteva perseguire solo mediante la proposta di un dialogo, aperto e rispettoso delle idee e delle esigenze di tutti. L'ecumenismo è per P. Allegra parte integrante della impostazione di tutta la sua vita, diviene il suo naturale modo di pensare ed è anche il portato dell'attenzione profonda ai problemi dell'uomo da redimere; scaturisce, cioè, dal profondo della sua spiritualità, che ha una apertura e una dimensione universali, e si fonda su ciò che costantemente "lo Spirito dice alla Chiesa", sull'amore che egli porta alla Chiesa di Cristo e sulla filiale devozione alla cattedra di Pietro.

L'ecumenismo aveva sempre suscitato il suo interesse, indipendentemente dal Concilio, allo stesso modo che la missionologia, la sociologia e la ecclesiologia, anche queste sviluppatesi, si, dietro la spinta delle indicazioni ecumeniche conciliari, ma che sono proprie di chi vive fin dalla giovinezza in ambiente internazionale, polivalente. e diversificato circa i contenuti e i modi di esprimere la fede, e utilizza sussidi culturali che guidano alla precomprensione del senso vero di una dottrina integralmente cristiana.

P. Allegra è spontaneamente predisposto alla comprensione delle ragioni altrui, ma contemporaneamente sa di non potere rinunziare alla verità tutta intera, che affonda le sue radici nel cuore del Padre e si esprime nell'opera del Verbo Redentore. Nessuna religione, infatti, ha un fondatore come Gesù, il Cristo, che dà la vita come Verbo Incarnato e Crocifisso, per la verità che annunzia, perché tutti raggiungano la conoscenza della verità senza pregiudizi, perché tutti siano uno in sanctitate veritatis, perché tutti sappiano ben distinguere tra prassi spesso fallimentare a motivo della fragilità umana e la 'sana dottrina', cui non è possibile rinunziare se fondata sulla parola eterna che è di Dio e non degli uomini. P. Allegra ha per gli altri rispetto e attenzione basati sulla volontà di dialogo, perché si giunga alla unità nella verità della fede. Con questo spirito si fa promotore di molteplici attività che comportano il confronto e dà il via ad iniziative diverse, che acquistano significato a motivo del suo insegnamento chiaro e distinto, sempre sostenuto da un comportamento amabile, perché incentrato sull'umiltà che sola può indurre all'unità nella carità e alla carità nella verità.

Il suo pensiero e la sua attività ecumenica si fondano su un principio la cui grande limpidezza è pari alla profondità: ogni sano ecumenismo, egli dice, deve partirsi dalla Bibbia e alla Bibbia dovrà approdare; ma nessun documento biblico può essere di privata interpretazione, né basta l'interpretazione dottrinale, sia pure dello studioso più impegnato; deve invece esigersi, e dovrà fare da guida, una interpretazione - quella della Chiesa - autorevole ed autorevolmente fondata, per impedire il pullulare delle devianze. Per questo l'ecumenismo che si àncora alla Bibbia non può non passare attraverso la Chiesa, una e santa, perché guidata dallo Spirito, e produrre sicuri frutti di unità.

Sempre animato dalla verità che si fonda sulla Roccia di Pietro, il P. Allegra organizza esposizioni bibliche a cui si accompagnano settimane di studio e ore di preghiera comuni; accoglie nell'istituto biblico da lui fondato uomini di confessioni diverse; partecipa, con desiderio di sereno e costruttivo confronto, a convegni organizzati dai fratelli separati; pur sommerso dal lavoro, non nega mai il contributo della sua parola e nell'intento di contribuire alla causa dell'unità tiene conferenze e scrive articoli per le più qualificate riviste americane e tedesche. E' al centro, dunque, di una serie vastissima di iniziative e attività di largo respiro, a livello internazionale e interconfessionale, che coinvolgono in vario modo i fratelli separati, o di altre religioni, sempre nell'intento sommamente caritatevole di conquistare alla unità di fede e alla verità del Cristo-centro, del Cristo-punto omega.

Le Esposizioni (ricordiamo le tre che lo stesso P. Gabriele menziona come le principali: quella del 1963 che fu itinerante -Taipei, Tai Wan e Kas Hsieng a Formosa -, la seconda, nel 1964, a Hong Kong e la terza, nel 1969, a Macau) erano dei grandi eventi ecumenici già nel modo in cui venivano concepite. In esse veniva mostrata la documentazione del lavoro effettuato lungo i secoli, da cittadini di lingua cinese o di altre lingue ed etnie, da cattolici o protestanti, da missionari di tutte le confessioni, che avevano avuto in comune l'amore per la Cina e per la Bibbia e il desiderio di offrire a quella popolosissima nazione i tesori contenuti nel Libro dai sette sigilli.

Missionarietà ed Ecumenismo, come si vede, non potevano essere disgiunti, fin dall'inizio dei lavoro di P. Gabriele in Cina. Proprio per questo, le Esposizioni, anche se realizzate negli anni conclusivi del lavoro per la traduzione della Bibbia, non solo furono per quei luoghi unà autentica novità, ma portarono pure, copiosi frutti di bene: furono le prime tenute nell'Estremo Oriente, e furono le prime nelle quali i Cattolici collaborarono in spirito di fraterna carità con i cristiani evangelici o protestanti. Tanti eventi accaddero dopo questa esposizione che stanno a dimostrare come il clima di mutua diffidenza era cambiato. Parole semplici e scarne, come è nel costume del P. Gabriele, che racconta fatti che lo coinvolgono totalmente, in cui si sente vibrare tutto l'anelito ecumenico e sempre nel suo divenire.

Vogliamo ancora affidarci alle sue parole che ci testimoniano come la chiara determinazione ecumenica fu sostanza della sua vastissima opera. A proposito del Dizionario Biblico, pubblicato nel 1975, ma concepito fin dall'inizio del lavoro sui testi sacri, come conclusione dell'intera opera di traduzione e del ponderoso commentario alla Bibbia in 11 volumi, egli ci comunica la genuina sollecitudine verso i fratelli separati con queste parole: il nosfro desiderio di favorire meglio che si può l'apostolato ecumenico si manifesta nel nostro dizionario, aggiungendo accanto a quella cattolica, la terminologia protestante e soprattutto compilando il duplice indice dei nomi propri biblici secondo il sistema di traslitterazione protestante e secondo sistema di traslitterazione cattolica.

Anche qui Carità e Verità: le due direttive che sempre guidarono il costante afflato ecumenico di P. Gabriele.

 

 

Bibliografia

 

"Memorie" autobiografiche del P. Gabriele M. Allegra O.FM., a cura di P. Serafino Gozzo. Ed. Vice Postulazione, Acireale 1987

P. Gabriele ALLEGRA o.f.m., Il Cuore Immacolato di Maria via a Dio. Pensieri per un itinerario mariano dedicato alla Guardia d'onore. S. Marino 1974

P. Gabriele ALLEGRA o.f.m., li Primato di Cristo, inS. Paolo e in Duns Scoto. Ed. Crociata del Vangelo, Palermo 1966

P. Leonardo ANASTASI, Profilo spirituale di P. Gabriele Maria Allegra. Ed. Vice Postulazione, Acireale 1988

Padre Gabriele Allegra. Una vita a servizio della Parola di Dio a cura di P. Leone MURABITO o.f.m. Ed. Crociata del Vangelo, Palermo 1978

P. Bernardino ANASTASI, Servo di Dio P. Gabriele M. Allegra - Il cuore immacolato di Maria (Dottrina e Spiritualità). Ed. Vice Postulazione, Acireale 1981

P. Gerardo CARDAROPOLI, P. Gabriele M. Allegra, un francescano del sec. XX Ed. Porziuncola, Assisi 1996

Umberto CASTAGNA, La Parola è seme. vita di P. Gabriele M. Allegra francescano. Ed. Porziuncola, Assisi 1997.

 

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