|
La biblioteca provinciale
padre Giuseppe Balestrieri
Via Roma, 116 - Ispica (RG)
Tel. e fax: 0932 951020
E-mail:
biblioispica@virgilio.it
catalogo
| Orario di apertura:
|
da lunedì a venerdì: 8.30-12.30
mercoledì: 16.00-20.00
(chiusura nel mese di agosto)
|
| Patrimonio: |
15.000 volumi; 40 periodici |
| Sezioni: |
fondo antico, fondo di riviste specializzate
|
Quaderni
Biblioteca Balestrieri (QBB)
"Quaderni Biblioteca
Balestrieri" è una rivista collegata all’attività di
studio e di ricerca della Biblioteca Provinciale Convento S. Maria di Gesù in
Ispica (Ragusa). La Biblioteca è intitolata al francescano p. Giuseppe
Balestrieri (1883-1955), che lasciò ad Ispica e in tutta la Sicilia un ricordo
ancora vivo. Fu Ministro provinciale, Visitatore generale, Presidente
dell’Ateneo Antonianum di Roma, Procuratore generale, fondatore del Collegio
Serafico di Ispica. La Biblioteca intende promuovere la conoscenza delle
problematiche presenti nel mondo d’oggi e proporre soluzioni alla luce della
Parola rivelata. La rivista, nata in ambiente francescano, accoglie i contributi
di quanti, per vocazione, s’impegnano nella Chiesa e nella società in cui
vivono.

Introduzione di un
numero della Rivista
La morte di Giovanni
Paolo II, l’elezione di Benedetto XVI, il dibattito sulla procreazione
assistita, quello sul laicismo e sul relativismo sono alcuni degli eventi che
uno sguardo retrospettivo sul declinante duemilacinque fa subito emergere.
Eventi, non semplici fatti di cronaca da consumarsi – o che si consumano –
mentre avvengono (magari conditi dall’emotività impersonale della chiacchiera
mediatica). Anche se non tutti analizzati nel presente numero dei Quaderni,
tali eventi continuano a interpellarci. Il cristiano non smette di scandagliare
le pieghe della storia, sollecitato da un atteggiamento che potremmo definire
"ermeneutica dell'amore": il concreto amore, impastato di divino e di umano, per
il mondo e per la storia. Il nucleo della riflessione e dell’attività della
Biblioteca “Balestrieri” ha riguardato quest’anno tematiche di etica, trattate
in quattro incontri: Giovanni Russo, «Famiglia e procreazione assistita»;
Raimondo Frattallone, «Educazione sessuale: problematiche e orientamenti»;
Corrado Lorefice, «Ripensare il significato della vita»; Cirino Privitera,
«Procreazione assistita: i perché di una legislazione restrittiva». In questo
fascicolo vengono proposti i testi dei primi due. Indubbiamente, l’occasione del
referendum sulla procreazione assistita ci ha spinto a chiederci quale
prospettiva avrebbero assunto nella valutazione di questioni così complesse sia
i credenti, sia i tanti uomini di buona volontà che anche (e forse soprattutto)
in questo tempo non hanno rinunciato a cercare un orizzonte di senso. Ma ancor
prima, e da più parti, ci erano arrivate richieste di approfondimento, di
riflessione comune su questi argomenti. Di conseguenza, è da escludere in tale
scelta ogni preoccupazione di “moralizzare” la legge o di “mantenere” un
presunto nucleo morale della legge sulla procreazione assistita. Se è vero
infatti che il cristianesimo non si riduce alla morale – la “moralizzazione” del
cristianesimo costituisce un travisamento della fede –, tuttavia la morale è una
dimensione necessaria della fede cristiana (Marciano Vidal). La sezione dei Quaderni dedicata agli studi si apre con
l’intervento di GIOVANNI
RUSSO (presentato in una versione in parte modificata rispetto alla
tematizzazione di cui sopra). In esso si evidenzia la necessità di una «azione
“formativa”», in una prospettiva di «pedabioetica», in ambiti quali la famiglia,
l’istruzione scolastica, la religione, il volontariato. Scuola e volontariato,
in particolare, sono «chiamati a costruire personalità etiche nello studio e nel
confronto dialogico dei dinamismi della vita e nel contatto con soggetti in
difficoltà». La disamina di alcuni principali aspetti bioetici della
procreazione assistita si propone di fornire un quadro generale sull’attuale
stato del dibattito. RAIMONDO
FRATTALLONE
conduce la propria riflessione sui valori dell’amore e della sessualità
ponendosi dichiaratamente nell'ambito della «prospettiva etica "classica"».
Essa, rifiutando «il relativismo morale assoluto», fa propria la visione
personalistica, che indica come contenuti della relazione educativa i valori
essenziali alla maturazione dell'individuo. Tra essi, quello della sessualità
viene visto come «uno spazio vitale capace di rivelare tutte le dimensioni
dell’amore e di portarle a piena maturazione». La Biblioteca “Balestrieri” pone
tra le proprie finalità anche quella di essere un centro di ricerca su Giorgio
La Pira, a cui il presente fascicolo dedica due interventi. PIERO
ANTONIO
CARNEMOLLA
illustra l'evoluzione del concetto di «pace inevitabile» in La Pira dalla metà
degli anni '30 fino agli anni '70. Mentre nel 1939 rifletteva ancora sulla
«liceità della guerra giusta», dal 1951 il Professore focalizza la propria
attenzione sulla pace tout court.
La pace biblica per La Pira, nota Carnemolla, «non è un sogno e neppure
un'utopia. Essa si radica nella speranza ed è un atto di speranza concreto». Le
idee lapiriane, come spesso accade, hanno anticipato quelle di teorici
contemporanei (quali, ad esempio, Glen Stassen). VITTORIO
PERI evidenzia un aspetto poco considerato della visione e dell'azione di La
Pira, quello della città come elemento fondamentale per la costruzione della
pace e della convivenza umana. Il Sindaco santo aveva chiaro, infatti, come gli
Stati del suo tempo tendessero ad accentrare nelle proprie mani «decisioni
totalitarie», con la crescente «sottrazione, alle persone ed alle comunità
intermedie, di qualsiasi reale diritto, sia legale che effettivo, di
interlocuzione, di intervento e di libertà». Non sembri eccessivo il peso della
presenza di Giorgio La Pira nei
Quaderni. Siciliano, certo, e
originario di Pozzallo, cittadina prossima ad Ispica, sede della Biblioteca
"Balestrieri". Sarebbe, questa, un'assai
povera motivazione. L'interesse
per La Pira nasce dalla consapevolezza di essere stato egli un uomo che ha
saputo contemplare il mondo con gli occhi e il cuore attivi di chi sceglie di
conformare la propria vita al dinamismo d'amore del Verbo incarnato, «il quale,
pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza
con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo
simile agli uomini» (Fil 2,6-7). L’analisi esegetica del salmo 139 condotta da
ROSARIO GISANA pone in risalto la tematica della «relazione primigenia [tra Dio
e l'uomo] che costituisce l'alito vitale per ogni creatura». La presenza di Dio,
che per l'orante del salmo diventa sempre più il "suo" Dio, è una presenza che
nulla toglie all'arbitrio dell'uomo. Nell'esperienza della relazione, «Dio e
l'uomo imparano a riscoprirsi nello scambio della propria soggettività».
Quest'esperienza, mentre mantiene la libertà dell'uomo, evita che egli
assolutizzi verità particolari e «educa a cogliere la realtà circostante come
dono perpetuo e quindi a leggere ciò che capita come segno dell'amore».
L'analisi del biblista si pone in consonanza con gli interventi precedenti, nei
quali la tematica della relazione Dio-uomo presenta risvolti assai considerevoli
per ciò che riguarda il piano della libertà umana e l'ambito in cui essa trova
compimento, la realtà storica. La rubrica «Libri di ieri per il domani» presenta
una riflessione di SALVATORE CERRUTO
sul libro di M.-D. Chenu, La
dottrina sociale della chiesa. Origine e sviluppo (1891-1971). In essa si ripercorrono le oscillazioni
semantiche e gli utilizzi pratici dell'espressione "dottrina sociale". La
visione di Chenu viene assunta come corretto modello di approccio ai documenti
magisteriali proprio perché «riesce a contestualizzare i singoli documenti
sociali del magistero nel tempo e nella cultura in cui furono emanati, e a
indicare il rischio di una loro degenerazione ideologica qualora si volessero
trarre da essi, per astrazione, modelli ermeneutici della società attuale».
Nella rubrica «Scaffale» ANTONIO
SICHERA
illustra l'itinerario di ricerca del teologo Jean-Pierre Jossua attraverso
l'analisi di una sua recente opera (La
passione dell’Infinito nella letteratura).
Formatosi nel rapporto con personalità come Congar o Chenu, Jossua ha attinto al
patrimonio della «più pura
traditio», ma ha scelto «di
porlo come sfondo del proprio spirito», per imparare dai poeti un nuovo modo di
dire la fede e di ‘fare’
teologia. Se nella nostra epoca è andata esaurendosi la possibilità di una
descrizione puramente concettuale e oggettificante di Dio, ne è rimasta
nondimeno un’altra, «quella di fare teologia di una relazione personale, dove
Dio apparisse insieme come reale e inafferrabile». Ed è proprio nella modernità
a noi più vicina che, secondo l’Autore, «l’arte la poesia la letteratura sono
diventate progressivamente l’unico spazio possibile di un’esperienza ‘teologica’».
Come nei precedenti numeri, vengono presentate figure che sia nel loro tempo sia
in quello presente continuano a testimoniare la possibilità – certo non
indolore, ma neanche titanica – della sequela del Signore. LINO CIGNELLI
descrive la figura di fra Giovanni Battista D'Amanti (1912-1999), frate minore
vissuto per circa 25 anni al Getsemani, «anni di reale partecipazione al Secondo
Mistero doloroso, da vero “amico dello Sposo” (Gv 3,29)».SALVATORE GUASTELLA
redige un profilo biografico della beata Maria Crocifissa Curcio (1877-1957),
singolare figura di mistica missionaria del Carmelo. Ricorrono quest’anno i 40
anni della conclusione del Concilio Vaticano II. Auspichiamo che quanti avranno
tra le mani i Quaderni
colgano il costante riferimento ad esso. Mentre siamo convinti che nessuno abbia
il potere di sopprimere la vitalità del Vaticano II, riteniamo, tuttavia, sia
possibile celarne lo spirito. Magari appellandosi al Concilio tramite una
generica tecnica di citazione (espediente che tacita la coscienza) ed
attuandone, nel contempo, il ridimensionamento tramite una precisa tecnica
revisionistica. Poco importa. Qualche rallentamento non frenerà l'irruzione
della novità vera dello Spirito, già in corso.
per richiedere la rivista
telefonare allo 0932 951020

|