|
S.
Vito
95034
Bronte (CT)
1, PIAZZA S. VITO
tel. 095 691639
La
Chiesa di San Vito e l’omonimo attiguo convento sorgono nella
parte più alta del paese e prospettano
sulla grande piazza panoramica in prossimità dell’asse viario più
antico del paese: la
via Santi che
partendo da Piazza Maddalena (oggi Piazza Nunzio Azzia) arriva fino
al santuario dell'Annunziata, nella parte bassa di Bronte.
L'edificio è posto in posizione angolare rispetto alla piazza; la
tipologia è quella tipica della chiesa ad aula a navata unica
con ingresso sopraelevato e scale in pietra lavica, a tre lati.
Sicuramente la chiesa è di umili origini; «ebbe povero e debole
nascimento» scrive
Benedetto Radice.
Inizialmente costruita dove sono ora la sacrestia ed il corridoio
del refettorio e forse, come si usava allora fabbricare a Bronte,
era stata cementata con argilla.
Nessun cenno è fatto nè del convento nè della chiesa nel resoconto
che il vescovo di Monreale, Mons. Torres, fece in occasione della
visita pastorale a Bronte del 1574.
Il terreno, quindi, fu concesso ai frati Minori osservanti
dell'Ordine di San Francesco per fabbricarvi
accanto il convento sicuramente dopo il 1574.
Le prime notizie certe sono, infatti, dell'ottobre 1589
quando l'arcivescovo di Monreale, in una nuova visita pastorale a
Bronte, ordinava che fosse tolto l'altare fuori della chiesa e del
1592, quando il vicerè conte di Olivares disponeva "...
che per la fabbrica di detto convento fosse concessa per tre anni la
gabella della carne, che importa onze 25 all'anno".
Da quella data la piccola chiesa ha
subito numerosi restauri e rifacimenti:
fu
ristrutturata nel 1643 (dai maestri Matteo e Michele di Palermo,
essendo guardiano padre Antonio da Bronte, com’è scritto
sull’architrave della porta maggiore);
l’interno fu
restaurato e decorato nel 1879 (per cura di Nunzio Capizzi
Monachello);
l’abside
venne rifatta a nuovo con ricche dorature e fregi nel 1880
(dall’arciprete Giuseppe Ardizzone);
la balaustra
dell’altare maggiore fu fatta nel 1894 (a cura del frate
Francesco di Bronte).
Non si hanno notizie,
invece, circa la costruzione della cantoria, composta da una solida
volumetria voltata poggiante su colonne di marmo (vi si accede
esclusivamente dall’attiguo convento).
Sul
prospetto,
semplice e composto, concluso in alto dal timpano appena accennato,
risaltano la sagoma nera del portale basaltico di belle
proporzioni, con decorazioni floreali scolpite a bassorilievo, e
la scalinata prismatica centrale in pietra lavica.
Sull'arcosolio è scolpita la scritta "Pax et bonum".
L’interno
ha una configurazione volumetrica unitaria
anche se è certo che è risultato di interventi succedutesi in epoche
diverse.
E' ad unica navata, con abside e cantoria, ha ricche dorature e
fregi che raggiungono il massimo della decorazione nella parte
emisferica dell’abside.
La chiesa ha sette altari: a destra Sant’Antonino, San Vito e San
Pasquale; a sinistra San Giuseppe (l'altare prima era dedicato alla
Beata Vergine degli Angeli), San
Francesco ed il Crocifisso, un tempo altare di Maria SS. della
Purità.
L’altare maggiore,
adorno di marmi policromi, è consacrato alla Vergine Immacolata
(preziosa la statua in legno).
Su di esso sono impostate quattro colonne con capitello corinzio che
sorreggono l’aggetto della cornice su cui è impostata la volta della
cupola.
Nella cantoria
(accessibile solo dall'interno del convento) si notano un coro
ligneo con sedili e schienali raccordati in alto da una cornice
intarsiata su colonnine e capitelli scolpiti, un legio girevole su
basamento esagonale ed un dipinto su tela raffigurante un monaco
francescano seduto.
Accanto al convento, un tempo, esisteva un piccolo camposanto dove
erano seppelliti i poveri (l'attuale via Campo dei Fiori), diritto
che si era riservato la Universitas di Bronte nel cedere la
chiesa ai frati Minori.
Scrive
ancora il Radice che «Nel 1903, in maggio, gli amministratori del
Comune cedettero in enfiteusi a quattro frati il convento, di cui
per la legge di soppressione era divenuto proprietario il Comune;
quando per l’amenità del sito, la salubrità dell’aria avrebbe potuto
essere adibito a scopo di pubblica beneficenza, costruendo una via
di circonvallazione, che dall’orto degli Artale, che è al principio
della strada principale, a mezzogiorno, conducesse a S. Vito, e di
là alla stazione. Una via larga avrebbe abbellito il paese, in
verità molto inestetico; e rese praticabili le sue viuzze sassose,
fangose, tortuose; ma gli interessi di parte sono prevalsi a quelli
del popolo: come sempre!»
|