Conferenza Episcopale Siciliana

 

Ottavo Centenario di fondazione dell’Ordine di S. Chiara

 

Domenica delle Palme 2011

11 agosto 2012

 

Messaggio dei Vescovi alle Chiese di Sicilia

 

 

Con la prossima Domenica delle Palme hanno inizio le celebrazioni per l’ottavo centenario della nascita dell’Ordine di S. Chiara in Assisi, evento che noi Vescovi di Sicilia pensiamo possa essere un “Anno Giubilare” ricco di grazie divine per la Chiesa e per tutti noi suoi figli.


1. Nella vita di Chiara il Signore ha voluto manifestare lo splendore e la grandezza della povertà evangelica. Mossa dall’esempio di Francesco d’Assisi, suo concittadino, e colpita dalla sua predicazione, Chiara decise di consacrarsi al Signore nella più stretta povertà. A lei si unì, dopo pochi giorni, la sorella Agnese e altre giovani di nobili famiglie. Con l’aiuto dello stesso Francesco, il novello Ordine femminile nascente trovò la sua sistemazione presso la chiesetta di S. Damiano, da poco restaurata. Per questo le consacrate furono chiamate inizialmente le “Damianite”.

L’umile “pianticella” di S. Francesco, come amava chiamarsi Chiara, scelse la povertà assoluta, professata non solo individualmente, ma condivisa dalle sue compagne. Le sue lezioni di vita erano tutte orientate a mettere in rilievo la povertà, contemplata in “chi è posto in una mangiatoia e avvolto in poveri panni”. Come in uno “specchio”, in Cristo Gesù Chiara ammirava “la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità”. E sollecitava le sue Sorelle a “guardare ogni giorno questo specchio”, per “rivestirsi interiormente ed esternamente” di quelle virtù, “come si addice alle figlie e alle spose castissime del sommo Re”.


2. Da otto secoli la vita delle Clarisse (chiamate con questo nome dopo la morte di Chiara) assicura nella Chiesa la sequela di Cristo, con la caratteristica specifica dello spirito serafico, che anima la spiritualità francescana: camminare “dietro le orme di Cristo e della santissima sua Madre, abitando rinchiuse e dedicandosi al Signore in povertà somma per poter liberamente servire a Lui” (Bolla di approvazione della Regola, Solet annuere, di Innocenzo IV).

3. La Chiesa è grata alla Santissima Trinità per aver chiamato tante persone, lungo i secoli, a questo particolare carisma di vita consacrata, per invitare tutti alla contemplazione di Cristo, povero, umile e amorevolmente attento verso l’umanità provata dal male e dalle infermità e a modellare la propria vita alle esigenze del Vangelo. La Chiesa ammira la vita nascosta nella clausura di tante sue figlie che nel segreto non cessano di adorare Dio e di manifestare l’amore sponsale a lui e la dedizione piena ai fratelli, con la preghiera e con tante opere di bene.


4. La storia della nostra Sicilia registra la presenza dell’Ordine monastico delle Clarisse fin dai primi decenni, vivente ancora la stessa Chiara. Il primo monastero
venne fondato a Catania nel 1220; il secondo a Messina nel 1223. Dei 53 monasteri fondati lungo i secoli nell’Isola, oggi ne rimangono solo 10 e sono fiorenti di vocazioni. Non sono poche le testimonianze di santità che allietano le diverse epoche storiche, piene di tensioni e di contraddizioni. Dalla vita nascosta, semplice e povera, sono nate quelle piante ricche di vitalità e di frutti buoni che edificano in ogni tempo la Chiesa e restano sempre feconde. Fra tutte ricordiamo Santa Eustochia Calafato, figlia della terra messinese, elevata agli onori degli altari da Giovanni Paolo II il giorno 11 Giugno 1988.


5. Il messaggio che quotidianamente viene offerto dai monasteri, centri vivi dispiritualità e di preghiera, vere scuole di vita cristiana, si riconosce essenziale per i nostri giorni. La povertà, vissuta nella sua radicalità evangelica, sollecita ogni persona a non lasciarsi vincolare dall’interesse materiale e dal possesso delle cose,perché incapaci a soddisfare le vere aspirazioni del cuore umano; ci invita a mantenere il cuore libero da ogni legame, piccolo o grande, per potere attendere con gioia e generosità alle opere di carità e a poter vivere, senza gelosia e tensioni, la comunione fraterna. Ci invita, ancora, a rassomigliare più da vicino al Figlio di Dio, che da ricco che era, si è fatto povero perché diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà (cfr 2Cor 8,9). In un mondo così intristito per la sete di guadagno e l’affanno
nel possedere e del prevalere sugli altri, la povertà assicura la beatitudine e il possesso delle realtà essenziali, in forza della parola del Signore: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio” (Lc 6,20).

 

6. Noi Vescovi di Sicilia guardiamo con compiacimento e speranza la presenza di tanti monasteri nella nostra Isola e le giovani che in numero crescente chiedono di poter entrare in clausura per poter consacrare interamente al Signore la loro esistenza.

È tutto grazia quanto viene dal cielo e transita attraverso la mediazione della vita di queste sorelle. I monasteri sono meta quotidiana per tante persone che vanno a cercare luce, conforto, una parola di speranza che rasserena, richiama, accompagna nelle difficoltà della vita di ogni giorno.

Alla luce degli orientamenti pastorali promulgati dalla CEI per il decennio 2010-2020, come Vescovi, guardiamo a questi monasteri come luoghi autentici di “educazione alla vita buona del Vangelo”. Alla scuola di Cristo, maestro e pedagogo (Orientamenti, 1), nel silenzio della preghiera e nella rinuncia a ogni bene materiale ci si educa alla libertà (ib, 8) e si opera quell’essenziale discernimento (ib, 7) che porta a scrutare i “segni dei tempi” (Gaudium et spes, 4) per una incisiva testimonianza del Vangelo nella nostra tormentata storia. I monasteri possono offrire un valido contributo per la “formazione alla vita secondo lo Spirito”. Con la peculiare esperienza della preghiera liturgica, scandita dalle diverse ore del giorno, nella celebrazione eucaristica e nell’adorazione, nel silenzio della meditazione, si aiuta ogni individuo a percepire la vita “come dono di Dio e ad accoglierla come disegno d’amore” (ib, 22 e ss).

 

7. Mentre assicuriamo alle sorelle Clarisse la nostra affettuosa partecipazione alla ricorrenza giubilare ed esprimiamo i nostri auguri di santità, invitiamo tutti i fedeli delle nostre Chiese di Sicilia a ringraziare con noi il Signore per il dono della vita claustrale e della vita consacrata nella nostra Terra e a far tesoro di quanto ci viene offerto attraverso la loro preghiera, l’immolazione segreta, il servizio di carità, l’annunzio della misericordia divina e della speranza.

Con l’augurio di abbondanti benedizioni del Signore, accompagniamo le consacrate con la nostra preghiera e la nostra benedizione.

 


Palermo 19 marzo 2011
Solennità di San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale

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