Progetti COMPI
Missione Francescana dei Frati Minori
"Notre Dame d'Afrique" in Congo-Brazzaville

La Fondazione "Notre Dame d'Afrique"

 

La Fondazione "Notre Dame d'Afrique" è una fraternità missionaria nata nel 1991 per iniziativa dei Frati Minori d'Italia che pensano a tutte le necessità sia apostoliche, inviando Frati provenienti dalle diverse Province religiose italiane, sia economiche, coprendo tutte le spese dei Missionari e delle tre Case o Conventi attuali. La presenza francescana è stata richiesta dai vescovi locali, che si sono fatti voce della loro Chiesa. L'obiettivo è duplice: l'annuncio Ad gentes del Vangelo di Gesù Cristo e il servizio di promozione umana tra i più poveri. Attualmente vi lavorano alcuni frati italiani tra cui il nostro fra' Loris D'Alessandro e una quindicina di Frati nativi.

Missionari Congo Brazzaville

Le Case o Conventi sono tutte nella Diocesi di Owando: Makoua, al nord nella savana, è parrocchia con una estensione grande quanto il Lazio. Oltre al centro abitato i Frati offrono il loro servizio pastorale ad una ventina di piccole comunità, situate nei villaggi sparsi nella foresta, la più lontana delle quali si raggiunge soltanto dopo un viaggio di 7 ore lungo il fiume in piroga. Si cerca, inoltre di venire in aiuto alle infinite necessità umane e, in particolare, sostiene un Centro per bambini orfani o poveri chiamato "Centro d'Accoglienza Ismael" (291 bambini: 124 orfani, 160 abbandonati, 7 handicappati).
Boundji, al centro, è il luogo dove vanno quei giovani africani che chiedono di diventare Frati: è il tempo della riflessione, della valutazione e della scelta; fin dall'inizio i Frati hanno improntato la loro vita sul lavoro manuale e la preghiera, cercando il più possibile di condividere le stesse difficoltà e precarietà della popolazione locale. L'intento principale è quello di dare, con la vita, una testimonianza della vocazione francescana per poter ben formare i giovani che chiedono di seguire le orme di San Francesco.
Djiri, periferia di Brazzaville, è il punto di riferimento per chi si avvicenda nella Missione, è un centro di spiritualità favorito dal costruendo Monastero di Clarisse africane, è il luogo, data la disponibilità e la vicinanza alla città e all'aeroporto, di incontro dei Frati, di smistamento; è l'ultima nata, ancora incompleta, e anche qui i francescani vorrebbero essere una presenza capace di fasciare le ferite dell'anima e del corpo.
A Brazzaville, nei quartieri di Massengo e Poto Poto, i frati con il coinvolgimento di alcuni volontari locali e italiani hanno dato vita a una casa-famiglia che si occupa del reinserimento di una quindicina di ragazzi di strada.

 

Presente e futuro dei Frati in Congo-Brazzaville

 

Qual'è il quadro attuale della missione "Notre Dame d'Afrique"?


Difficile fare un bilancio, specie in una realtà missionaria in continua evoluzione come la nostra; si può comunque dire che gli obiettivi iniziali sono stati in gran parte raggiunti.
Per quanto riguarda la promozione umana i nostri frati operano in molti campi: dalla scuola primaria alla formazione al lavoro, dall'assistenza sanitaria ai centri per l'infanzia e per i bambini di strada.
L'evangelizzazione ha al suo attivo un lavoro di animazione pastorale presso le parrocchie di Makoua e quella di Kintelé a Brazzaville, stimato sia dalla popolazione locale sia dal Vescovo di Owando.
Riguardo all'implantatio Ordinis (cioè l'istituzione dell'Ordine dei frati minori nel paese) vogliamo ringraziare il Signore per i tre sacerdoti congolesi, i tre diaconi e i due professi solenni che ha donato alla nostra fraternità, insieme a circa una quindicina di altri giovani in formazione.
Questi risultati sono il frutto di sacrifici e dell'aiuto di tante persone. I problemi, le contraddizioni, a volte lo scoraggiamento, non sono mancati ma la forza del Signore ha dato sempre nuove energie per continuare.

 

Come è stato recepito il messaggio di S. Francesco in Congo-Brazzaville?


Francesco ha sempre un grande fascino, in Europa e in Africa. La gente lo avverte come un uomo nuovo, di speranza, un cristiano semplice. Forse, proprio la sua semplicità è capace di attraversare i cuori di queste persone, anch'esse semplici e disponibili al Vangelo.
Intorno ai frati sono nati gruppi di laici francescani: giovani e adulti che spesso collaborano nel lavoro di promozione umana. Sono presenti anche alcune congregazioni di suore francescane, bene accolte dalle popolazioni indigene.

 

Quali sono i maggiori problemi per i frati?


Innanzitutto le difficoltà logistiche: distanze di centinaia di chilometri tra una fraternità e l'altra, lentezze burocratiche, scarso coordinamento con l'Italia e l'instabilità politica del paese. Poi le sfide della vita fraterna, della riconciliazione tra le famiglie, delle credenze popolari e della magia che condizionano l'accoglienza del Vangelo; non ultima la sfida della mancanza di una solida struttura familiare.
Paradossalmente, sono proprio questi limiti a rendere la missio ad gentes entusiasmante: il missionario si sente chiamato dal Signore a contribuire alla crescita cristiana e culturale di un popolo. Ogni piccolo frutto diventa un innesto di fiducia e uno stimolo a continuare.

 

Qual è stato il momento di maggiore gioia per la missione e quale invece di delusione?


Sperimentiamo la gioia vera ogni volta che un giovane francescano congolese diventa sacerdote. Così è accaduto l'anno scorso all'ordinazione presbiterale di fra Constant e fra Pascal: la comunione spirituale che avvertiamo, al di là dei confini e delle differenze etniche, è segno della vitalità del carisma di S. Francesco e della potenza della Parola di Gesù.
I momenti più difficili sono stati quelli della guerra del 1997, la morte imprevista di fra Francesco Piccinini nel 1998 per malaria e quella di fra Angelo Redaelli nel 2005, travolto dalla folla dopo un incidente stradale.
La loro morte è stata una ferita difficile a rimarginarsi per i frati, le suore e tutti i cristiani. Con il passare del tempo però, avvertiamo che il dono totale di sé da parte di Francesco e Angelo ha generato forze insospettate di bene, di collaborazione e di solidarietà, moltiplicando, nei missionari, il desiderio di annunciare il Vangelo a questo popolo così assetato di pace, riconciliazione e speranza.

 

Inaugurazione della cappella S. Maria degli Angeli di Boundji

 

Chiesa Santa Maria degli AngeliFrancesco, va', ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. Questa missione di Francesco di restaurare la chiesa è un invito perenne anche per i suoi figli, così anche per la Fondation Notre Dame d’Afrique dei frati minori d’Italia che, dal 1991, è presente nella Repubblica del Congo per aiutare nell’opera di evangelizzazione e di promozione umana la giovane chiesa congolese. Di questa giovane chiesa uno dei luoghi più significativi che è rimasto nella memoria dei primi cristiani è la missione di Boundji o il villaggio S. Benedetto.
Testimone di quest’epoca gloriosa è una piccola cappella dedicata a S. Maria degli Angeli situata sulla riva del fiume Alima, rimasta abbandonata e utilizzata come deposito di merci per lunghi anni. Questo luogo è ancora oggi il luogo della fede, il luogo della memoria, il luogo dei primi missionari.
Sin dal 1910 era la casa delle Francescane Missionarie di Maria che aiutavano i missionari Spiritani nella catechesi e nella formazione delle giovani ragazze. Proprio in questo luogo, riservato alla preghiera, all’adorazione, tanti nel passato hanno iniziato ad adorare il Dio di Gesù Cristo annunciato dai missionari.
Rimasta abbandonata per molti anni, oggi la piccola Porziuncola del Congo è ritornata ad essere ciò che era nel passato, una casa di preghiera e luogo della memoria che testimonia l’opera dei primi missionari e di quanti hanno data la vita per il Vangelo.
I lavori di restauro sono iniziati nel luglio 2006 e sono terminati nell’agosto 2007. L’intera opera è stata realizzata grazie all’aiuto della COMPI. La messa di inaugurazione ha avuto luogo il 26 agosto 2007 ed è stata presieduta da mons. Ernest Kombo, vescovo della diocesi di Owando. Erano presenti: la parrocchia, le autorità locali, tutti i frati del Congo e una delegazione dall’Italia, tra cui fr. Marino Porcelli e fr. Massimo Reschiglian. In occasione di questa festa, durante la messa, fr. Bienvenue ha emesso i voti perpetui nelle mani del Presidente della COMPI.

 

Chiesa Santa Maria degli Angeli

 

Dal 1991 in questo luogo risiede la comunità di Postulato dei frati e attualmente la fraternità è composta da 3 frati e 8 postulanti. La nostra presenza offre un aiuto alla parrocchia in vari ambiti: evangelizzazione, pastorale dei malati, formazione dei catechisti.
Con i lavori di restauro della chiesa è iniziata anche la fraternità secolare dell’OFS composta da una trentina di cristiani di Boundji che vogliono seguire il cammino di Francesco.
Un grande ringraziamento è stato fatto ai missionari e alle missionarie che ci hanno preceduto, alcuni di loro sono sepolti nel cimitero cristiano di Boundji.
La piccola S. Maria degli Angeli di Boundji non è soltanto un’opera di restauro, come non lo è stato per Francesco al suo tempo, è soprattutto luogo della memoria e delle radici cristiane, speranza per il futuro, un ritorno alla fede, un impegno missionario ad annunciare il Vangelo.

 

Uno sguardo sul Congo-Brazzaville

La Repubblica del Congo Brazzaville, da non confondere con la Repubblica Democratica del Congo cioè l'ex-Zaire, è un'antica colonia francese, divenuta dopo l'indipendenza, nel 1960, un paese improntato all'ideologia marxista. Brazzaville è la capitale politica e Pointe-Noire la capitale economica.
Il Congo-Brazzaville è situato in Africa centrale, il suo territorio è 342.000 km2. Limitato a nord dal Camerun e Repubblica Centrafricana, a sud-ovest dall'Angola e Congo-Kinshasa, ad ovest dal Gabon.
La popolazione del Congo è di 2.800.000 abitanti, il rapporto di urbanizzazione è del 60%. Più della metà della popolazione vive in grandi città come Brazzaville, Pointe-Noire, Dolisie, Nkayi, ed è in prevalenza giovane.
Il Congo ha molti dialetti, due lingue nazionali: lingala e munukutuba; il francese è la lingua ufficiale. L'economia del Congo può contare su numerose risorse naturali: principalmente il petrolio, il legname pregiato proveniente dalle enormi foreste, ma anche ferro, stagno, manganese, diamanti, oro, potassio, le cui miniere non sono ancora pienamente sfruttate. Il profitto della vendita di queste materie prime non va, purtroppo, a beneficio della maggioranza della popolazione, ma di una ristretta oligarchia che gestisce la politica e l'economia del paese; perciò, nonostante la potenziale ricchezza della nazione, la maggior parte dei congolesi si trova in condizione di povertà. Le poche industrie sono concentrate nella città di Brazzaville e di Pointe-Noire, purtroppo il miraggio di un lavoro nelle industrie, in particolare quella petrolifera, ha distolto molti dal lavoro agricolo; non possiamo dimenticare la pesca (sia sul mare che lungo i fiumi) che rimane una delle risorse alimentari fondamentali del Congo.
Tra i problemi aperti c'è quello dell'assistenza sanitaria: esiste un solo grande ospedale che è anche clinica universitaria a Brazzaville, mentre nel resto del territorio vi sono solo 3 ospedali generici e una trentina di ospedali di base, naturalmente ci sono anche i dispensari (450) dispersi nei vari centri del paese, ma il costo elevato dei medicinali ne preclude di fatto l'accesso alla maggioranza della popolazione. La ricerca affannosa del denaro ha sviluppato la prostituzione e la conseguente diffusione di malattie sessuali come l'AIDS.
Altro problema cruciale è l'educazione scolastica, che risulta abbastanza diffusa a livello della scuola primaria nelle città e molto più difficoltosa in tutti gli altri centri, naturalmente ai livelli di istruzione superiori le percentuali di frequenza calano drasticamente.
I giovani, anche quando riescono a raggiungere un alto grado di istruzione, stentano a trovare un'occupazione a causa dello scarso sviluppo del paese che è appesantito dalla corruzione e dalla mancanza di trasparenza nella gestione dei fondi pubblici. Si registra la stessa fatica per pervenire ad una vera democrazia: essa renderebbe più facile lo sviluppo sociale ed economico di tutto il paese, con la conseguente soluzione dei problemi evidenziati. Le gravi condizioni attuali derivano da 30 anni di monopartitismo marxista e da lunghi periodi di guerriglia che hanno provocato vittime, distruzioni, povertà, con conseguente disoccupazione, deterioramento delle condizioni di vita e di salute, emergenze sociali che hanno colpito il Congo e molti altri i paesi del continente africano. La povertà crescente, la corruzione generalizzata, l'impunità, la passività e il sentimento d'impotenza che regnano ancora oggi nel paese mettono ancora più in risalto le dimensioni della crisi.
Nel messaggio elaborato dalla Conferenza Episcopale del Congo "Ricostruire il Congo" nel 1998 i Vescovi hanno evidenziato che i problemi che affliggono il paese vanno affrontati come sfide nel rispetto dei diritti umani e impegnandosi a fondo per arginare la corruzione e l'impunità. Per questo l'appello dell'Episcopato è di rafforzare la democrazia, con l'invito ai cristiani laici di partecipare attivamente alla vita politica del loro paese: i Vescovi vengono a dare un'immagine di Chiesa che non è contrapposta alla società, ma che si inserisce in essa.
Per questo la Chiesa chiede insistentemente al governo attuale e a tutte le istituzioni politiche e sociali di impegnarsi a favorire il dialogo sociale tra le diverse parti politiche nel rispetto della libertà di opinione. Un'altra preoccupazione dei Vescovi è la situazione della famiglia, che sta attraversando una grave crisi di identità ed è fortemente minacciata da diverse parti: a livello sociale, politico economico. È doveroso attivare tutte le iniziative possibili per promuovere una vera cultura di pace a partire dalla famiglia, per aiutarla ad affrontare gli ostacoli reali che incontra nella sua formazione e nel suo sviluppo.

 

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