Il soffio del dono

PERDERE LA VITA È IL DONO

di Fra Francesco Chillari

Nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996 un commando di circa una ventina di uomini armati irruppe nel Monastero di Notre Dame de l’Atlas a Tibhirine, 90 km a sud di Algeri, sequestrando sette dei nove monaci trappisti, tutti di nazionalità francese, che ivi formavano la propria comunità. Dopo circa un mese il sequestro venne rivendicato dal Gruppo Islamico Armato (un gruppo terroristico di matrice islamica nato in Algeria nel 1991 dopo che il governo rifiutò di riconoscere il risultato elettorale favorevole agli islamisti), che propose in cambio alla Francia uno scambio di prigionieri.
Dopo una serie di inutili trattative, il 21 maggio dello stesso anno i terroristi annunciarono l’uccisione dei sette monaci, le cui teste furono ritrovate il 30 maggio; i corpi invece non furono mai ritrovati. Il più giovane dei sette monaci era frère Christophe Lebreton, che all’epoca del martirio aveva 45 anni.
Personalità calda ed esplosiva, frère Christophe teneva da diversi anni un diario, intitolato Quaderno di preghiera, ma definito dallo stesso Christophe anche quaderno di festa, che oltre a raccogliere annotazioni, riflessioni, meditazioni bibliche, fatti storici, sentimenti e fremiti del cuore, rivela un uomo di grande ed intensa spiritualità, un poeta illuminato che sa usare sapientemente le parole per dire l’umanità e la divinità, un amante appassionato di Dio e della sua Parola, capace di intessere con Lui una relazione fatta di carne e sangue, di struggente interiorità e di solida dinamicità. Religioso pienamente incarnato nella storia dell’Algeria e nelle esigenze del tempo, frère Christophe rivela nel suo diario un amore disinteressato e luminoso per l’Islam e per i musulmani, riconoscendo in essi fratelli e figli dello stesso Dio e intessendo con essi relazioni genuine ed evangeliche.
Il diario di frère Christophe (FRATEL CHRISTOPHE, Il soffio del dono, Edizioni Messaggero Padova, 1999), redatto negli ultimi due anni e mezzo della sua esistenza,è un esempio mirabile di come la scrittura può rivelare l’uomo e la sua interiorità, l’uomo e le sue passioni, l’uomo e il suo germe divino. Già all’inizio del suo diario, egli annuncia di voler far diventare il suo diario uno strumento di preghiera, una modalità quotidiana di incontrare Dio e di dirsi davanti a Lui, di orientare le sue parole «verso le parole di un altro di cui sono lettore assiduo in questo luogo chiamato scriptorium» (FRATEL CHRISTOPHE, Il soffio del dono, 15).
Frère Christophe è consapevole di essere colmo del Dono di Dio e non vuole trattenere dentro di sé questo Dono; desidera dunque «trascrivere il dono giorno per giorno» (ibidem), affinché tale Dono restituisca gioia e pienezza: «Servitore, riempirò questo quaderno affinché serva a dare gioia e vita d’alleanza. Sono tenuto fermo dal segno. La scrittura sarà crocifissa, segnata da te, mio re. Il re è scritto» (ivi, 16).
Tutta l’intimità di frère Christophe trasuda da parole che evidenziano una fede matura, che non si arrende davanti alla lotta spirituale o davanti alla tentazione dell’Io o davanti alla paura che vorrebbe condurlo lontano da quella terra martoriata che egli ama con tutto se stesso. «Mi resta solamente di seguirti rischiando per te. Queste parole sono vere oggi? Io vivo rischiando per te» (ivi, 19-20): è la decisione ferma di un uomo che ha scelto Dio come rocca su cui costruire la sua casa.
E pur non ricercando il martirio, consapevole che la presenza dei monaci in quel luogo è e può continuare ad essere un segno visibile della bontà di Dio e radice di dialogo e comunione, tuttavia, a un certo punto del proprio percorso umano e spirituale, non lo teme più: «Sentendo che mi dici di prendere la mia croce, mi rendo conto che per fare ciò debbo abbandonare tutto quello che mi occupa (e che mi preoccupa), abbandonare ogni altra presa. Seguirti nella tua libertà perdutamente» (ivi, 21).
Le pagine scorrono come un fiume in piena, attraversando le pieghe del cuore del monaco; al lettore è permesso seguire da vicino un cammino progressivo, costante, deciso, di comprensione piena della volontà di Dio, di come la vocazione monastica e quella sacerdotale si intrecciano pian piano in Christophe con quella al martirio. Il diario di frère Christophe è «un testo forte, che parla da solo, senza il minimo ausilio critico» (FRATEL ANDRÉ BARBEAU, Abate di Notre-Dame-d’Aiguebelle); un testo che arriva al cuore del lettore senza mediazioni, se non quella della Parola di Dio e della storia, interpretata dal monaco come il luogo in cui il Verbo continua a farsi Carne e in cui la salvezza di Dio continua a piovere dal Cielo, pur talvolta nel mistero e nell’incomprensione dell’uomo.
Ci troviamo di fronte a un dialogo continuo tra Dio e l’uomo, un dialogo in cui emergono come voci principali la fiducia, la speranza, l’abbandono, l’amore e il desiderio di seguire decisamente il Cristo: «Ti avverto: io sono uno che passa attraverso te, io ti precedo e ti suggerisco il Cammino e ti obbligo in verità. Ti battezzo nella croce di me stesso, va’, prendi il mio ti amo, sii me» (ivi, 25). «Christophe ha un proprio modo di esporre i fatti della vita quotidiana che non è indifferente, neutro e freddo: il suo racconto è vivo, ha un’anima, la sua.
Narra le cose come le vive, come le vede e le sente» (FRATEL ANDRÉ BARBEAU, Abate di Notre-Dame-d’Aiguebelle), entra negli avvenimenti con lucidità, con passione, con il desiderio di comprenderli e di assumerli su di sé, anche quando gli avvenimenti coincidono con atti terroristici, assassinii, crudeltà, orrore. Christophe ha insieme la consapevolezza e la certezza che sono gli avvenimenti a farci diventare un popolo di sacerdoti (cfr. ivi, 145).
Il Diario si interrompe il 19 marzo del 1996 (solennità di s. Giuseppe), una settimana prima del sequestro, e si conclude con una citazione del Salmo 100, che sembra preannunciare il Dono di sé attraverso il martirio: «Ho come inteso la voce di Giuseppe che mi invitava a cantare con lui e il Bambino il salmo 100: “Amore e giustizia voglio cantare. Agirò con saggezza sulla via dell’innocenza: quando a me verrai, camminerò con cuore integro”» (ivi, 205).
E davvero Christophe, con i suoi compagni, vanno incontro con cuore integro e saldezza di fede al Signore, nel dono supremo della propria vita.
Una vita che Christophe dona giorno per giorno e centellina in questo diario dove il cuore diventa, pagina dopo pagina, amore donato e Amore accolto.

2 Risposta

  1. Buongiorno, pace e bene. La storia di Frate Christophe, fa riflettere. Sarebbe utile leggere tutto il contenuto del diario, per conoscere l'interiorità di quest'anima verso nostro Signore. Possiede una profonda e sicura devozione. Ammirabile è I'll suo coraggio. La storia riflette I tempi odierni, nei quali, anche noi giovani dovremmo avere la sua profonda forza e I'll suo infinito amore. Affidare la propria vita a Dio, accettandone i tormenti fisici, essere consapevoli di aver condotto una vita giusta secondi I suoi comandamenti ed infine morire con cuore integro e innocente... Colpisce.
  2. Sicuramente comprerò il libro per approfondire. Grazie mille

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