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Lettera a tutti i fedeli,
recensione prima
Esortazione ai fratelli e alle sorelle della penitenza
È una cosa stupenda, santa e
gloriosa avere un Padre in cielo! È bello, ammirabile e consolante avere uno
sposo così grande; è immensamente gioioso, gradito e desiderabile, motivo di
umiltà, dolcezza e santità avere un fratello e un figlio, il Signor nostro Gesù
Cristo, che ha dato la vita per le sue pecorelle, e che prega il Padre, dicendo:
Padre Santo, custodisci nel tuo nome quelli che mi hai affidato nel mondo. Le
parole che tu mi hai rivelate io le ho comunicate a loro. Essi le hanno accolte
e hanno riconosciuto che tu mi hai inviato. Io prego per loro; non prego per il
mondo. Benedicili e santificali! Io offro me stesso in sacrificio per loro. Non
soltanto per loro io prego, ma anche per quelli che crederanno in me per mezzo
della loro parola, affinché siano stabili nell'unità, come noi. E voglio, Padre,
che dove sono io siano anch'essi con me, a contemplare la mia gloria, (Gv 17)
nel tuo regno.
Amen.
Una scelta sbagliata
Tutti gli uomini e le donne che non
accolgono l'invito alla penitenza, non ricevono il corpo e il sangue del
Signore, non mantengono fede alle promesse fatte a Dio ma, seguendo le proprie
passioni e cedendo alle suggestioni del mondo, compiono opere cattive, si
consegnano al demonio, di cui si dimostrano figli, perché agiscono come lui.
Costoro sono ciechi, perché non scorgono la luce vera, cioè il nostro Signore
Gesù Cristo; sono ignoranti, perché non posseggono la vera sapienza del Padre.
Giustamente la Parola di Dio dice che la loro sapienza é vana e che attirano su
di sé la maledizione di Dio perché si allontanano dai suoi comandamenti.
Commettono il male ad occhi aperti e consapevolmente rovinano la propria vita.
Vi sembra cosa gradevole commettere il peccato e sgradevole comportarvi secondo
gli insegnamenti del Vangelo. Ma non vi rendete conto che tutto questo deriva
dal vostro egoismo, poiché siete ingannati dalle passioni, dalla mentalità
godereccia e dal demonio, che sono i vostri veri nemici?
Dice bene Gesù nel Vangelo: tutti i vizi e i peccati germogliano ed escono dal
cuore dell'uomo (Mc.7, 21). Cosa credete di ottenere in questo modo? Non
guadagnate nulla di buono né in questa né nell'altra vita. Vi illudete di
godervi per molto tempo cose che vi saranno presto tolte, perché prima di quanto
pensiate, giunge il momento della malattia e della morte. E chiunque muoia in
stato di peccato grave, se non si è pentito e non ha cercato di riparare al male
commesso, cade in potere del demonio. Soltanto in quel momento l'uomo si rende
conto della gravità delle sua situazione; tutte le doti, la potenza, la scienza,
l'intelligenza che credeva di possedere gli vengono strappate. Deve lasciare ai
parenti e agli amici i suoi beni. Costoro, mentre pensano a dividersi l'eredità,
imprecano alla sua memoria dicendo: "Poteva bene - maledizione a lui! - mettere
da parte qualche cosa di più da lasciarci!". Il corpo se lo divorano i vermi.
Così in poco tempo il peccatore perde anima e corpo, e sarà tormentato
eternamente nell'inferno.
Prego, per l'amore di Dio, tutti quelli ai quali giungerà questa lettera, che
l'accolgano con benevolenza, come una preziosa parola uscita dalla bocca del
Signore nostro Gesù Cristo.
Chi non sa leggere, se la faccia spiegare frequentemente e tutti la conservino
con cura e si sforzino di metterla in pratica, come un messaggio dello Spirito
Santo che dà la vita. Chi non lo facesse, dovrà renderne conto nel giorno del
giudizio, davanti al tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.
Lettera a tutti i
fedeli - recensione seconda (1221)
Nel nome del Signore, Padre, Figlio
e Spirito Santo. Amen.
A tutti i cristiani, religiosi,
sacerdoti e laici, uomini e donne, agli uomini di tutto il mondo, il loro
fratello Francesco, umile servo, manda il suo saluto riverente, augurando dal
cielo la pace vera e l'amore sincero nel Signore.Io ritengo che il Signore mi
abbia messo al servizio di tutti perché io faccia giungere a tutti il fragrante
profumo delle sue parole.
Ma poiché sono debole e ammalato, non posso presentarmi a tutti, come vorrei.
Così ho pensato di scrivere questa lettera, per far giungere ovunque la parola
del mio Signore, perché essa dà la vita in quanto proviene dallo Spirito di Dio
e dal Signore nostro Gesù Cristo.
Cristo Redentore
L'altissimo Padre celeste volle che
il suo Figlio, il Verbo santo e glorioso, assumesse il fragile corpo dell'uomo
nel seno della Vergine Maria e a lei mandò l'angelo Gabriele, affinché le
recasse il lieto annuncio. Il Cristo, che era ricco più di ogni altro, volle
scegliere la povertà in questo mondo, insieme con la sua santissima madre.
Alla vigilia della sua Passione egli consegnò ai discepoli anche il suo corpo e
il suo sangue nell'Eucarestia, dicendo: Prendete e mangiate: questo è il mio
corpo.....Questo é il sangue della nuova alleanza, che sarà sparso per voi e per
tutti in remissione dei peccati (I Cor. 11, 24).
Infine rimise la sua stessa volontà nelle mani del Padre.
Egli, mentre il suo sudore cadeva a terra come gocce di sangue, pregava perché
si allontanasse da lui la morte vista come un calice di dolore. Concluse però la
sua preghiera dicendo: Padre, sia fatta la tua volontà. Non come voglio io, ma
come vuoi tu.
Ora la volontà del Padre fu che il suo Figlio benedetto e glorioso offrisse il
suo sangue come vittima sulla croce, non per se stesso, che è il creatore di
tutte le cose, ma per i nostri peccati, perché per noi era nato e a noi è stato
donato.
In questo modo Cristo ci ha lasciato un esempio, affinché seguiamo le sue orme,
e vuole che tutti ci salviamo per i suoi meriti e siamo uniti a lui, ricevendo
il suo corpo e il suo sangue in un cuore puro e in un corpo casto.
Ma pochi sono coloro che lo vogliono ricevere e salvarsi per mezzo di lui,
sebbene ciò che ci domanda sia per il nostro bene e ci dia un peso leggero da
portare.
La scelta giusta
Si condannano da soli coloro che non
vogliono fare esperienza della bontà del Signore e preferiscono le tenebre alla
luce, perché fanno il male e non obbediscono ai comandamenti del Signore. A
costoro si riferisce la Scrittura quando dice: maledetto chi si allontana dai
tuoi comandamenti. Ma fortunati e felici coloro che amano il Signore e
realizzando la legge del Vangelo: Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore e
con tutta l'anima e il prossimo tuo come te stesso (MT. 22, 37).
Amiamo, dunque, Dio e adoriamolo con purezza di cuore, perché questo è ciò che
sopratutto vuole da noi quando dice: Chi adora Dio deve lasciarsi guidare dallo
Spirito e dalla verità (Gv. 4, 23).
Tutta la nostra vita sia una preghiera e un canto di lode a Dio. Non
stanchiamoci di invocare il Padre che è in cielo, poiché bisogna pregare sempre
senza stancarsi mai.
Dobbiamo poi confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il
corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, perché chi non mangia il suo
corpo e non beve il suo sangue non può entrare nel regno di Dio.
Tuttavia lo si deve mangiare e bere con le necessarie disposizioni, perché chi
ne mangia indegnamente, mangia e beve la propria condanna, non riconoscendo il
corpo del Signore, cioè non distinguendolo dagli altri cibi (1 Cor. 11, 29).
Dobbiamo, inoltre, dimostrare con i fatti che abbiamo cambiato vita. E la prova
della tua conversione è che ami il tuo prossimo come te stesso. Se non sei
capace di amarlo fino a questo punto, incomincia almeno a non fargli del male e
poi ti proverai a fargli del bene. Quelli che hanno ricevuto il potere di
giudicare altri esercitino la giustizia con misericordia, perché Dio sarà senza
misericordia quando giudicherà chi non ha avuto misericordia degli altri ( Gc
12, 13).
Tutti pratichiamo l'amore, l'umiltà e siamo generosi nell'aiutare i poveri,
perché l'elemosina purifica l'anima dal peccato.
È nostro dovere osservare le disposizioni della Chiesa circa il digiuno ed
evitare sempre gli eccessi nel mangiare e nel bere; ma il nostro vero digiuno
consiste nell'astenerci dai peccati e dalle cattive abitudini. Aderiamo in tutto
alla fede cattolica; frequentiamo assiduamente le chiese e dimostriamo rispetto
per i sacerdoti, non tanto per loro stessi, che possono anche essere peccatori,
ma per l'ufficio sacro che essi esercitano. Esso soli, infatti consacrano
sull'altare il santissimo corpo e sangue del Signore, lo ricevono e lo
amministrano agli altri.
Di una cosa dobbiamo essere assolutamente certi: che non ci possiamo salvare se
non per mezzo di Cristo, accogliendole sue parole, che i sacerdoti, e non altri,
proclamano e diffondono.
Coloro poi che hanno rinunciato ad occuparsi delle cose del mondo, senza
trascurare i doveri comuni a tutti i cristiani, hanno assunto l'impegno di
aspirare a cose più alte.
Noi dobbiamo combattere contro il nostro io, i nostri vizi e i nostri peccati,
perché, come dice il Signore: è dal cuore dell'uomo che vengono tutti i pensieri
malvagi che portano al male. Ci siamo impegnati ad osservare non solo i
precetti, ma anche i consigli del Signore. La carità perfetta alla quale
aspiriamo deve estendersi anche, a particolarmente, ai nostri nemici, a quelli
che ci odiano. Dobbiamo mantenere fede all'impegno della santa obbedienza, in
tutto ciò che non è peccato. Ma colui al quale è affidato il compito di
comandare ed è ritenuto come superiore, si reputi il più piccolo e chi comanda
diventi il servo di tutti i fratelli. Si comporti con bontà verso di loro, come
vorrebbe si facesse con lui se si trovasse al loro posto. Non si lasci vincere
dall'ira contro il fratello che ha commesso qualche errore, ma con pazienza e
umiltà lo aiuti a correggersi.
Evitiamo di cercare continuamente nella semplicità, nell'umiltà e nella purezza
della vita.
Non è proprio il caso di avere troppi riguardi per la nostra personalità, poiché
il peccato ha corrotto l'uomo e lo ha reso misero e ripugnante, tantoché il
salmista non esita a paragonare se stesso ad un verme, quando dice: Sono un
verme, non un uomo, infamia degli uomini e rifiuto del mio popolo (Sal. 21, 7).
Mai dobbiamo desiderare di contare più degli altri, ma piuttosto di essere gli
ultimi e al servizio di tutti gli uomini per amore di Dio.
L'intimità con Dio
Su tutti coloro che così faranno e
saranno perseveranti sino alla fine scenderà lo Spirito del Signore, abiterà con
loro e saranno figli del Padre Celeste, suoi collaboratori, sposi, fratelli e
madri del Signore nostro Gesù Cristo.
Siamo realmente sposi di Cristo quando l'anima fedele è congiunta a lui per
mezzo dell'amore che ci dono lo Spirito Santo; suoi fratelli quando insieme a
lui facciamo la volontà del Padre suo che è in cielo; madri quando lo portiamo
in noi con amore e con coscienza schietta e lo generiamo per mezzo delle opere
buone che devono illuminare agli altri con l'esempio.
Non c'è nulla di più glorioso, santo e grande che avere un Padre nel cielo;
niente più santo, confortante, bello e ammirabile che avere un simile sposo, non
c'è gioia più grande, pensiero più rassicurante, consolazione che rechi maggior
pace, dolcezza aspirazione più alta, che avere un fratello il quale diede la
vita per noi e per noi pregò il Padre dicendo : Padre santo, conserva uniti a te
quelli che mi ahi affidato. Padre, tu li hai scelti da questo mondo; erano tuoi
e tu li ahi dati a me. Anche le parole che ut mi hai affidato io le ho
comunicate a loro. Esso le hanno accolte e hanno riconosciuto senza esitare che
io provengo da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non
prego per il mondo. Io offro me stesso in sacrificio per loro, perché anch'essi
siano veramente consacrati a te e siano una cosa sola come noi. Padre,
benedicili e santificali. Voglio che dove sono io siano anche essi, affinché
vedano la mia gloria nel tuo regno (Gv. 17). Poiché egli ha tanto sofferto per
noi, ci ha fatto tanto bene e tanto cé ne riserva per l'avvenire, è giusto che
ogni creatura renda al Signore la lode, la gloria, l'onore e la benedizione,
perché sua è la forza e la potenza, egli solo è buono, il solo altissimo, il
solo onnipotente e ammirevole, glorioso e santo, degno di lode e benedetto per
l'infinità dei secoli; Amen.
La schiavitù del peccato
Ma tutti coloro che non cambiano
vita, che non la orientano verso Dio, che non ricevono il corpo e il sangue del
Signore, che vivono nei peccati e seguono le loro cattive inclinazioni, che non
mantengono quanto hanno promesso a Dio, che si preoccupano unicamente degli
interessi di questo mondo, che si fanno ingannare dalle idee seminte dal demonio
e le incarnano nella loro vita, costoro sono come ciechi, perché non conoscono
la luce vera che è Cristo Signore. Non possiedono la sapienza di Dio, poiché non
hanno in sé lui che è la sapienza del Padre. Parla di loro la Scrittura quando
dice: La loro sapienza è finita nel nulla. Non vedono e non conoscono, non
vogliono capire; così fanno solo il male e consapevolmente perdono la loro
anima. Cercate di conoscere, o ciechi, quali sono i vostri veri nemici: il
demonio, le vanità del mondo e voi stessi, perché, come dice il Vangelo: è dal
cuore dell'uomo che vengono tutti i vizi e i peccati (MT. 15, 18).Comportandovi
in questo modo, non guadagnate nulla che abbia veramente valore in questa vita e
non ne acquisterete nell'altra. Vi illuderete di godervi a lungo i beni di
questo mondo, ma vi ingannate, perché improvvisa verrà l'ora della vostra morte.
Ironia di una vita sbagliata
Arriva la malattia, si avvicina la
morte. La moglie e i figli fingono di piangere ma, più che altro, si preoccupano
dei beni del moribondo. Egli si lascia commuovere, vedendoli addolorati e,
ingannato, pensa tra sé: Ecco io affido me stesso e tutte le mie cose nelle
vostre mani. In questo modo determina la propria rovina; perché, come dice il
Signore: È sventurato l'uomo che confida negli altri uomini (Ger. 17, 5). Viene
chiamato il sacerdote e gli dice:"Vuoi ricevere l'assoluzione di tutti i tuoi
peccati?".
Risponde:"Certo che lo voglio".
"Vuoi riparare a tutto il male che hai fatto e restituire, per quanto ti è
possibile, ciò che hai rubato?"
Risponde: "Questo non lo posso fare"."Perché no?"
"Perché ho già lasciato tutto nelle mani dei miei parenti e dei miei amici".
E in questo momento perde l'uso della parola e muore con il rimorso nel cuore.
Non dobbiamo dimenticare questa realtà: quando qualcuno muore in peccato grave,
senza aver riparato, se poteva, il male commesso, la sua anima cade in potere
del demonio. E soltanto in quel momento sarà in grado di capire tutta la gravità
della sua situazione: tutto ciò che credeva di possedere, i beni e le capacità,
la scienza e la furbizia, tutto gli viene tolto. Parenti ed amici pensano
soltanto a dividersi le sue sostanze e, magari, inveiscono contro di lui, perché
non aveva accumulato abbastanza roba da lasciare a loro. Il corpo se lo rodono i
vermi e l'anima é condannata per sempre.
Benedizione
Io, frate Francesco, il servo di tutti, nel nome di Dio
che è sommo amore, pronto a baciarvi i piedi, prego e scongiuro coloro ai quali
perverrà questa lettera di accogliere e mettere in pratica queste e le altre
parole del Signore nostro Gesù Cristo, con amore e umiltà. E tutti quelli che
così le accoglieranno, rifletteranno su di esse e le faranno conoscere ad altri,
purché rimangano fedeli sino alla fine nell'osservarle, siano benedetti dal
Signore, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.
Lettera a tutti i Chierici
Riconosciamo noi, clero, che molti
ignorano anche la verità essenziali riguardo al corpo e sangue del Signore
nostro Gesù Cristo e riguardo alle parole con le quali vengono consacrati il
pane e il vino (infatti, se non fossero state dette tali parole, non ci sarebbe
nemmeno il corpo del Signore).
Ora in questo mondo noi non vediamo con gli occhi del nostro corpo niente altro
dell'Altissimo Dio, se non il corpo e il sangue e le parole rivelate da Dio
stesso; mediante le quali siamo stati creati e redenti.
Tutti coloro che celebrano il grande
misterio dell'Eucarestia - specialmente quelli che lo celebrano senza il dovuto
rispetto - considerino quanto siano indecorosi certi calici, le tovaglie e gli
altri oggetti che vengono usati per la Messa. Da molti il Sacramento è lasciato
persino in luoghi indecorosi e portato nelle case degli infermi senza il debito
onore, ricevuto e amministrato con poca riverenza.
Le carte che portano scritto il nome di Dio e le sue parole talvolta sono
persino gettate per terra e calpestate. È proprio vero che l'uomo che non ha
ricevuto lo Spirito di Dio, non è in grado di accogliere degnamente le cose
spirituali! (1 Cor. 2, 14).
Non dovremmo, invece, aver la più
grande devozione per queste cose, dato che lo stesso buon Signore si consegna
nelle nostre mani, cosi' che noi lo possiamo toccare e ricevere ogni giorno
nella nostra bocca?
Correggiamoci, dunque, di tutte
queste mancanze e dovunque ci capitasse di vedere il santissimo corpo e sangue
del Signore abbandonato in un luogo indecoroso, togliamolo di li' e riportiamolo
in un posto d'onore.
Cosi' pure raccogliamo e conserviamo
con rispetto ogni foglio di carta sul quale siano scritti il nome e le parole
del Signore nostro.
Tutto questo lo dobbiamo fare per
obbedire al comando del Signore e per osservare le disposizioni della santa
madre Chiesa.
E chi non lo farà, sappia che dovrà
risponderne quando sarà giudicato dal Signore nostro Gesù Cristo.
Chi farà trascrivere questo scritto
e procurerà che sia messo in pratica, abbia la benedizione di Dio.
Al Capitolo generale e a tutti i frati
(lettera scritta tra il 1221 e il 1223)
Nel nome della Trinità altissima e
santa Unità. Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen.
A tutti fratelli, venerati ed amati,
al ministro generale dell'Ordine dei frati minori, a quelli che gli
succederanno, a tutti i ministri e sacerdoti della stessa fraternità, ai frati
tutti dai primi agli ultimi, frate Francesco, uomo di poco conto, loro umile
servo, manda il saluto in Cristo che ci ha redenti con il suo sangue prezioso.
Inchinatevi con profonda umiltà e
riverenza davanti al nome del Signore nostro Gesù Cristo, Figlio dell'Altissimo,
benedetto nei secoli. Amen.
Ascoltate, figli di Dio e miei
fratelli, porgete ascolto alle mie parole e obbedite alla voce del Figlio di
Dio.
Custodite con tutto il cuore i suoi
comandamenti, adempite come meglio potete i suoi consigli.
Dategli lode, perché egli è buono,
dategli gloria con le vostre opere. Per questo egli vi ha mandati nel mondo:
perché gli rendiate testimonianza con le parole e con le opere facciate sapere a
tutti che nessuno è onnipotente all'infuori di lui.
Siate perseveranti, anche tra le
difficoltà, adempiendo con lealtà e costanza quando avete promesso. Vi scongiuro
tutti, fratelli, baciandovi i piedi, e con tutto il fervore di cui sono capace,
che abbiate tutta la riverenza e tutta l'adorazione di cui siete capaci verso il
santissimo corpo e sangue del Signor nostro Gesù Cristo, nel quale tutte le cose
del cielo e della terra sono state riconciliate con Dio.
Prego poi nel Signore tutti i miei
frati che sono e che saranno sacerdoti dell'Altissimo, che quando vorranno
celebrare la Messa, si rendano puri essi stessi, per compiere con purezza e
riverenza il vero sacrificio del corpo e del sangue del Signore nostro Gesù
Cristo. Non lo facciano per alcun interesse umano, per essere visti o per
piacere agli uomini, ma con l'unica intenzione di piacere al sommo Signore, che
ha istituito l'Eucarestia nel modo che a lui piacque. Infatti sono sue le
parole: Fate questo in memoria di me. Chi celebrasse l'Eucarestia con intenzioni
diverse, si comporterebbe come il traditore, Giuda, Rendendosi colpevole verso
il corpo e sangue del Signore(1 Cor. 11, 27).
Ricordatevi, fratelli miei
sacerdoti, ciò che è stabilito dalla legge mosaica: coloro che la trasgredivano,
anche solo materialmente, erano condannati inesorabilmente a morte. Certamente
riceverà un castigo molto più grave chi avrà rifiutato il Figlio di Dio chi avrà
disprezzato il sangue della nuova alleanza, chi avrà offeso lo Spirito che dà la
grazia.
Infatti, l'uomo disprezza, profana e
calpesta l'Agnello di Dio, quando, come dice san Paolo, senza distinguere il
santo pane di Cristo dagli altri cibi, lo mangia mentre si trova in stato di
peccato, oppure con leggerezza e senza le dovute disposizioni. Dice infatti il
Signore per mezzo del suo Profeta: È maledetto l'uomo che celebra con animo
cattivo i riti sacri del Signore.
Dio respingerà i sacerdoti che non
apriranno il loro cuore a questi avvertimenti, dicendo: Io cambierò in
maledizioni le vostre benedizioni (Ger. 48, 10).
Ascoltate, fratelli miei: se la
beata Vergine Maria è tanto onorata, com'è giusto, perché ha portato Gesù nel
suo santissimo seno, se il beato Giovanni Battista tremò e non osava toccare il
santo corpo del Signore, e se è venerato il Sepolcro nel quale per poco tembli
egli giacque, quanto deve essere santo, giusto e degno chi tocca con le mani,
riceve nella bocca e porge agli altri Colui che non morirà più ma in eterno vive
glorioso, nel quale gli angeli sono ansiosi di fissare lo sguardo?
Considerate la vostra dignità o
fratelli sacerdoti, e siate santi, perché Dio è santo. E poiché egli, in vista
del vostro ministero, vi ha concessa una dignità superiore ad ogni altra, anche
voi lo dovete amare, riverire e lodare più di ogni altro uomo.
Vi comportereste in maniera ben
indegna se, mentre egli è presente nelle vostre mani, vi preoccupaste di
qualunque altra cosa!
L'umanità rimanga con il fiato
sospeso, l'universo intero si commuova, il cielo si riempia di gioia, quando
sull'altare, nelle mani del sacerdote, si fa presente il Cristo, il Figlio del
Dio vivo!
O ammirabile altezza, o degnazione
stupenda! O miracolo di umiltà, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di
Dio, si abbassi talmente fino a nascondersi in un pezzo di pane per la nostra
salvezza! Ammirate, fratelli, l'umiltà che il Signore dell'universo, Dio e
Figlio di Dio, si abbassi talmente fino a nascondersi in un pezzo di pane per la
nostra salvezza! Ammirante, fratelli, l'umiltà di Dio e aprite a lui i vostri
cuori; siate umili anche voi e sarete esaltati da lui. Non riservate nulla per
voi stessi, perché vi accolga colui che si è dato totalmente a voi.
Consiglio ed esorto, nel nome del
Signore, che nei luoghi dove i frati dimorano sia celebrata una sola Messa al
giorno, seguiendo il rito della santa Chiesa. E se in qualche luogo vi fossero
più sacerdoti, ciascuno si unisca, per amore di carità, alla Messa celebrata da
uno di loro. Il Signore Gesù si fa presente in tutti quelli che ne sono degli, e
pur facendosi vedere nel Sacramento in posti diversi, è lo stesso ed unico
Signore che opera come a lui piace insieme con Dio Padre e lo Spirito Santo
consolatore, nei secoli dei secoli. Amen.
E poiché chi viene da Dio, ascolta
le parole di Dio, noi che siamo incaricati di esercitare il ministero sacro,
dovremmo non solo ascoltare e mettere in pratica ciò che dice Dio, ma anche
considerarci i custodi dei libri sacri e di tutti gli altri oggetti necessari al
culto divino, prendendo coscienza dell'altezza del nostro creatore e del
servizio che a lui dobbiamo prestare.
Perciò raccomando a tutti i miei
frati, esortandoli nel nome di Cristo, che dovunque troveranno degli scritti
contenenti la parola di Dio, li trattino con la massima riverenza e se non sono
ben custoditi o fossero riposti in luoghi indegni, per quanto è loro possibile,
li raccolgano e li custodiscano, onorando nella sua parola il Signore che ha
parlato. Molte cose infatti, sono santificate dalla parola di Dio e proprio in
forza delle parole di Cristo si compie il Sacramento dell'altare.
E ora confesso a Dio Padre e al
Figlio e allo Spirito Santo, alla beata Vergine Maria, a tutti i santi del cielo
e della terra, al ministro generale di questa fraternità, come a mio signore,
degno di venerazione, e a tutti gli altri miei frati benedetti, tutti i miei
peccati. Ho peccato molto, per mia grave colpa, specialmente perché non ho
osservato la Regola che ho promesso il Signore, perché non ho celebrato
l'Ufficio, come la Regola prescrive, sia per negligenza, sia a causa delle mie
infermità, sia perché sono ignorante e di scarsa cultura.
Prego in ogni modo e con tutte le
mie forze, il ministro generale, mio signore, perché faccia osservare da tutti
con esattezza la Regola e prego i chierici perché celebrino l'Ufficio divino con
devozione, davanti a Dio, non dando tanto importanza all'esecuzione melodiosa
del canto, ma all'attenzione della mente, cosi' che la voce esprima i sentimenti
interiori e il pensiero corrisponda al canto, perché con la purezza
dell'intenzione possiamo essere uniti a Dio e non soltanto dilettare chi
ascolta, con delle melodie eseguite alla perfezione.
Quanto a me, prometto di osservare
fedelmente tutte queste cose, corrispondendo alla grazia che Dio mi darà. E
procurerò di dare buon esempio ai frati che si trovano con me, sia per quanto
riguarda la celebrazione dell'Ufficio divino, che per le altre cose stabilite
dalla Regola.
I frati che non volessero osservare
queste cose non li considero uniti alla Chiesa e non li ritengo miei fratelli;
con loro non voglio parlare e nemmeno voglio vederli, finché non abbiano
cambiata la loro vita.
Lo stesso dico per tutti quelli che
vanno in giro dove piace loro, separati dalla fraternità e incuranti dei doveri
imposti dalla Regola. Il nostro Signore Gesù Cristo ha sacrificato la vita, pur
di rimanere fedele all'obbedienza del suo santissimo Padre.
Io, frate Francesco, uomo inutile e
indegna creatura del Signore Dio, dico, in nome di Gesù Cristo nostro Signore, a
frate Elia, ministro di tutto il nostro Ordine, a tutti i ministri che sono e
che saranno, di portare sempre con sè questo scritto e di osservarlo con
diligenza. E prego gli stessi che procurino di farlo conoscere e osservare dagli
altri frati, perché rimangano fedeli alla volontà di Dio, ora e sempre, finchè
durerà il mondo.
Siate benedetti dal Signore, voi che
osserverete questi consigli. Il Signore sia sempre con voi. Amen.
Lettera
a tutti i Custodi
A tutti i custodi dei frati
minori ai quali giungerà questa lettera, frate Francesco, il vostro servo e il
più piccolo fratello nel Signore, augura salute, in forza del dono dell'Eucarestia,
che è il segno grande e altissimo dell'amore di Dio, purtroppo non abbastanza
compreso da molti religiosi e da tanti uomini.
Vi prego, più che lo facessi per me
stesso, di supplicare umilmente ma con insistenza gli uomini di chiesa, perché
onorino più di ogni altra cosa al mondo il santissimo corpo e sangue del Signore
nostro Gesù Cristo, il suo nome e le parole con le quali viene consacrato il suo
corpo.
Stimino come cosa preziosa i vasi sacri e quanto serve per la celebrazione della
Messa.
Conservino con rispetto e venerazione il sacramento dell'Eucarestia e con
devozione e discrezione lo amministrino agli altri.
In tutte le predicazioni che farete, esortate il popolo alla conversione e al
ritorno a Dio, ricordate che nessuno può salvarsi se non riceve il santissimo
corpo e sangue del Signore. E quando il sacerdote lo consacra sull'altare, tutta
la gente, in ginocchio, renda lode, gloria, onore al Signore Dio vivo e vero.
A proposito della lode dovuta a Dio,
nelle vostre prediche invitate tutti gli uomini della terra ad elevare lodi e
ringraziamenti a lui ogni volta che suonano le campane e ad ogni ora del giorno.
E a tutti i miei frati superiori che
conserveranno questo scritto, lo comunicheranno ai loro fratelli predicatori e
metteranno in pratica quanto vi è detto, giunga la benedizione di Dio e mia.
L'osservanza di queste raccomandazioni la considerino un atto di vera e santa
obbedienza. Amen.
Lettera ai Governatori dei Popoli
(1220)
A tutti coloro che sono
investiti di autorità civile e militare, a coloro che amministrano la giustizia,
a tutte le persone importanti a cui giungerà questa lettera, frate Francesco,
vostro servitore in Dio, uomo misero, il minore, augura salute e pace.
Non dimenticate che il giorno della
morte è sempre più vicino. Vi prego, allora, con tutto il rispetto, che, presi
come siete dagli impegni e dalle preoccupazioni di questo mondo, non abbiate a
dimenticare il Signore.
Regolate le vostre azioni sui
comandamenti del Signore, perché chiunque lo dimentichi e si allontani dalla sua
legge è severamente giudicato da Dio e non può contare sul suo aiuto. E quando
verrà il giorno della sua morte, tutto quello che si illudeva di avere gli sarà
portato via; anzi, quanto più uno è importante ed istruito in questo mondo,
tanto più severamente sarà punito per i suoi errori.
Perciò vi consiglio, miei signori,
di non farvi sopraffare dalle vostre attività e dalle vostre preoccupazioni. Non
trascurate di ricevere devotamente la comunione del corpo e del sangue del
Signore Gesù Cristo per essere uniti a lui.
E perché la vita civile del popolo a
voi affidato sia sorretta dalla presenza di Dio, vi consiglio di fare in modo
che ogni sera, o per mezzo di un banditore o con qualche altro segno, il popolo
tutto sia invitato a rendere lode e grazie al Signore Dio onnipotente.
Se non farete questo, sappiate che
dovete renderne conto davanti al Signore vostro Gesù Cristo, quando sarete
giudicati.
Coloro che terranno presso di sè
questo scritto e lo osserveranno siano benedetti dal Signore Iddio.
Lettera a Frate Leone
O frate Leone, il tuo
fratello Francesco, ti augura salute e pace.
Voglio riassumere in una parolo,
figlio mio, con l'amore di una madre, tutto quello che abbiamo detto durante il
nostro viaggio, in modo che tu non sia obbligato a venire fin qui per chiedere
consiglio.
Così ti dico: qualunque cosa ti
sembri giusto fare per piacere al Signore, per seguire i suoi passi e la sua
povertà, ebbene: fatelo tu e quelli che sono con te, con la benedizione di Dio e
con la certezza di obbedire a me.
Ma, se credi utile per il bene della
tua anima e per tuo conforto, e se vuoi, Leone, venire dame, vieni.
Lettera ad un Ministro
Al frate N.....
ministro. Dio ti benedica!
Poiché mi interroghi sul modo di comportarti per il bene della tua anima e sul
modo migliore di compiere la volontà di Dio nel momento di difficoltà che
attraversi, ti dirò ciò che a me sembra più giusto. Ritieni, come una grazia del
Signore tutto ciò che può sembrare un ostacolo, sia che ti venga dai frati che
da altre persone; sii lieto, anche se dovessero percuoterti e maltrattarti.
Ti prego di accogliere questo
consiglio, quasi fosse un comando imposto per obbedienza dal Signore Dio e da
me, perché sono sicuro che così facendo farai veramente un atto di obbedienza.
Ama coloro che si comportano con te
nella maniera che dici e nei loro confronti non desiderare altro, se non quello
che il Signore disporrà, nemmeno che si comportino più cristianamente con te.
Queste cose, ti dico, risulteranno più utili per te della stessa vita eremitica
che vorresti intraprendere.
Avrò la certezza che veramente ami
il Signore e me, suo servo e tuo, se farai in modo che non ci sia un frate in
tutto il mondo che, per quanto abbia peccato, incontrando il tuo sguardo non
senta di avere ottenuto il perdono, se lo avrà chiesto. E se non fosse lui a
chiedere perdono, tu incoraggialo a chiederlo.
E se mille volte si presentasse a te
in simile situazione, dimostra per lui più affetto di quanto ne nutri per me
stesso. In questo modo ti sarà possibile riportarlo al Signore.
Abbi sempre compassione per fratelli
come questi e avverti gli altri superiori che questo sarà costantemente il tuo
modo di comportarti.
Ho in animo di proporre ai frati che
si raduneranno nel prossimo Capitolo della Pentecoste di semplificare in questo
modo tutte le norme della Regola che trattano delle mancanze gravi: Se un frate,
tentato dal demonio, avrà commesso un peccato grave, sia obbligato, per
obbedienza, a ricorrere al suo superiore. Gli altri fratelli che sono a
conoscenza della sua mancanza non gli diano motivo di abbattersi, non sparlino
di lui, ma siano misericordiosi e tengano segreto il peccato di questo fratello,
perché non sono i sani ad aver bisogno di chi li cura, ma gli ammalati.
Soltanto, per obbedienza, lo facciano accompagnare dal ministro e questi lo
tratti con misericordia, come vorrebbe si facesse con lui in un caso simile. Chi
invece avrà commesso un peccato veniale, si confessi ad un suo confratello
sacerdote o, in mancanza di questi, ad un altro frate , fin tanto che potrà
avere l'assoluzione dal sacerdote. E il fratello al quale ha confessato la sua
colpa non dovrà imporli altra penitenza che questa: VÀ E NON PECCATE PIU.
Tieni con te questo scritto fino al
Capitolo di Pentecoste, quando ti incontrerai con gli altri frati. Allora con
l'aiuto di Dio potrete aggiornare la Regola su questo punto e su altri che
devono essere meglio precisati.
Per il Primo Compagno
Scrivi quello che sto per
dire: Il primo fratello che il Signore mi ha dato è stato frate Bernardo, che
per primo intaprese con me e realizzò sin in fondo la forma di vita evangelica,
quando distribuì tutti il suoi beni ai poveri.
Per questo motivo e per molte altre
sue doti, io sono obbligato ad amarlo più di ogni altro fratello della nostra
famiglia. Quindi desidero e comando, per quanto è in mio potere, che chiunque
isa il ministro generale, lo voglia amare ed onorare come un altro me stesso.
Ed anche gli altri ministri
provinciali e tutti i frati della nostra famiglia lo trattino come
tratterrebbero me.
Lettera a Sant'Antonio
Da Padova
Al fratello Antonio,
mio vescovo, frate Francesco augura salute.
Ho piacere che tu insegni sacra
teologia ai nostri fratelli, purché mentre ti dedichi a questo studio non venga
meno in te lo spirito della preghiera e dell'orazione, come è scritto nella
Regola.
Regola per gli
eremi
In ogni eremo
potranno dimorare tre o al più quattro frati che desiderano ritirarsi per
condurre una più intensa vita contemplativa.
Due di essi assumeranno il nome di
"madri" e seguiranno come esempio di vita Marta di Betania; l'altro - o gli
altri due - prenderanno come esempio la figura della sorella di Marta, Maria e
si chiameranno "figli".
Costoro abbiano a disposizione un
piccolo spazio recintato e ciascuno viva e riposi in una singola cella. Quando
il sole volge al tramonto, si raduneranno per la preghiera della sera e poi
ciascuno rientri nel suo silenzio. Ma insieme dicano le altre parti dell'Ufficio
all'ora adatta e la notte si alzino per celebrare il Mattutino. Cerchino
soprattutto il regno di Dio e la grazia che viene da lui.
Dopo la celebrazione dell'Ora Terza,
possono parlare con le loro "madri" e chiedere loro con umiltà, come piccoli
poveri, quanto è loro necessario.
Nel chiostro dove abitano non venga
ammesso alcun estraneo e i frati stessi non vi si soffermino per consumare i
pasti.
I frati che esercitano l'ufficio di
madri, cerchino di star lontani da tutti e custodiscano la solitudine dei loro
"figli" in modo che nessuna persona si intrattenga con loro.
I figli poi non parlino con nessuno,
se non con le loro "madri" e con il ministro quando, con la benedizione di Dio,
verrà a far loro visita.
Però di tanto in tanto, con la
frequenza che sembrerà loro giusta, le madri e i figli si scambino i rispettivi
ruoli, in modo da alternarsi nel servizio e nella contemplazione.
E cerchino di osservare con
sollecita attenzione tutte queste norme.
Piccolo Testamento
(1226)
Scrivi in che modo
benedico tutti i miei frati che sono in questo momento nell'Ordine che vi
entreranno sino alla fine del mondo.
Siccome per la debolezza e le
sofferenze della malattia non posso quasi parlare, esprimo in tre parole le mie
volontà ai frati presenti e futuri:
come prova che si ricordano sempre della mia benedizione e della mia ultima
volontà, si amino sempre tra loro come io li ho amati e li amo; sempre amino ed
osservino la santa povertà nostra signora; siano sempre fedeli alla santa madre
Chiesa e sottomessi ai vescovi e a tutti i sacerdoti.
Lettera a Giacomina di
Settesogli
A donna Jacopa, serva
dell'Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore
e comunione nello Spirito Santo.
Sappi, carissima, che il Signore
benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della
mia vita.
Perciò, se vuoi trovarmi ancora
vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a santa Maria degli
Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo.
E porta con te un panno di colore
cenerino poer avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura.
Ti prego di portarmi qualcuno di
quei dolci che eri solita preparare per me quando ero ammalato a Roma.
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