MISSIONE FRANCESCANA IN MAROCCO

 

Ci sono cose che neanche ti passano lontanamente per l’anticamera del cervello, però giunge un giorno già stabilito dal Signore che tu fai cose in luoghi che neppure hai pensato visitare e vivi situazioni che, agli occhi degli uomini sembrano assurdità, ma agli occhi di Dio sono gesti  d’Amore infinito per l’uomo.

Diversi anni fa, quando ero nella comunità di Santa Maria degli Angeli a Messina, mi capitò di entrare in una baracca del campo nomadi  dietro la stazione ferroviaria. Non avrei mai pensato che il gesto di togliermi i sandali, di sedermi su dei tappeti e mangiare con le mani in un unico piatto lo avrei ripetuto altre volte con persone mai viste e conosciute.

Ebbene, dal 25 ottobre 2007, quel gesto è quasi diventato abituale per me. È proprio vero che il Signore ti conduce per strade diverse dalle tue! Dopo aver fatto un’esperienza molto bella e forte con  barboni ed artisti di strada  e di accompagnamento ai pellegrini lungo il cammino di Santiago di Compostela in Spagna (1675 Km in sette mesi), ho chiesto di andare in missione in Sudamerica: il Ministro.

Generale mi propose il Marocco, in una maniera tale che non potevo rifiutare. Fu così che iniziai una nuova avventura in un paese totalmente musulmano con una piccolissima presenza cristiana.

Mi inviarono a Larache, una città  di centocinquantamila abitanti, che si affaccia sull’oceano Atlantico. Il primo anno ero come una spugna, assorbendo tutto ciò che potevo: a volte non facevo in tempo ad assimilare un’esperienza che subito se ne presentava un’altra, più forte della precedente. Furono tanti i progetti pensati, studiati e posti davanti al Signore nella preghiera e nell’Eucarestia.

Spesso i sogni non si realizzano perché rimangono legati ad una sola persona, ma se due condividono lo stesso sogno è diverso, e se viene comunicato ad altri può trasformarsi in realtà. Iniziai a parlare dei miei progetti ad alcuni giovani musulmani che frequentavano il nostro centro culturale: fu così che, dopo aver iniziato a visitare  le famiglie povere, a conoscere un po' il territorio e le sue necessità e, soprattutto, pregando il Signore Dio unico, abbiamo iniziato l’attività del doposcuola per i bambini poveri e della strada. Cominciammo a fine settembre 2008 con quattro ragazzini  e ci siamo ritrovati a fine maggio con 120 figlioletti, spesso affamati  e sporchi; tante volte non emanano un buon odore,  pero’,  vedendo in loro il volto di Cristo, questo odore si trasforma in incenso profumatissimo che ti invita alla preghiera. Negli anni ho imparato a non fermarmi all’apparenza ma ad andare oltre: se ci fermiamo dinanzi alla realtà di Larache, la prima cosa che ti viene in mente è: “io torno a casa!”. Se pero’ guardi gli occhi di questi bimbi e pensi che non hanno nulla e che lo Stato non si interessa di loro, ti accorgi che è il momento giusto per  incarnare il Vangelo facendo ai piccoli ciò che è gradito al Signore: “Qualunque cosa fate ad uno di questi piccoli l’avete fatta a me”.

 Ed è il momento giusto per poter attuare la rivoluzione che il Vangelo propone: Francesco di Assisi  decise di vivere anche tra i “Saraceni”, non facendo dispute e non litigando ma stando sottomessi ad ogni umana creatura, confessando di essere cristiani e annunziando la Parola di Dio, quando ciò  piacerà al Signore.(Rnb. 16)

Nel silenzio e nella solitudine, che diventano dialogo con Dio e Sua presenza, abbiamo iniziato alcune attività molto semplici: visita ad alcune famiglie povere, aiuto alimentare, presenza nei quartieri più disagiati, aiuto sanitario con medicine e visite mediche; accoglienza e doposcuola per i bambini; accoglienza dei migranti sub sahariani con sostentamento medico, alimentare e ascolto; infine accoglienza dei fratelli senza tetto: tre di loro hanno vissuto con noi otto mesi in una stanzetta che era un  garage. Oltre il cibo ed il letto, li abbiamo ascoltati, rieducati e soprattutto amati.

Facendo una verifica in fraternità e con i volontari abbiamo constatato che, con la grazia del Signore, abbiamo ottenuto degli ottimi risultati: i ragazzini hanno raggiunto buoni voti nelle materie frequentate nel nostro centro, uno dei fratelli barboni vive in una stanzetta che noi stessi gli abbiamo sistemato e continua ad usufruire dei servizi doccia e mensa delle suore Figlie della Carità; il prossimo anno lui stesso farà da assistente nell’accoglienza di altri fratelli barboni.

Abbiamo avuto la gioia di salvare la vita ad una bambina di undici mesi e la gravidanza di una ragazza al sesto mese. La collaborazione con l’ospedale italiano diretto dalle suore del Cuore Immacolato di Maria ci permette di essere strumenti efficaci nelle mani di Dio.

Grazie alla generosità di molta gente,  attraverso le offerte delle messe per i defunti e la raccolta per le missioni, specificamente per i bambini del Marocco,  riusciamo ad aiutare questi nostri fratelli.

Che cos’è quindi il “silenzio che fa rumore”? É l’operare silenzioso, con la consapevolezza che il nostro servizio presenta il volto di un Dio che, per farsi capire dall’uomo, si incarna nell’uomo e lo ama con  un amore senza limiti.

Qui cerchiamo di far funzionare il video dato che l’audio è proibito. L’amore come servizio parla e spesso disturba…  fa rumore.

Jovanotti in una canzone di qualche anno fa cantava “dove ho visto te”: io ho visto il Cristo povero e sofferente in questi fratelli musulmani!

Un autore francescano scrive: “la fraternità Evangelica ha infranto la barriera religiosa e l’incontro con i musulmani, così come fu per San Francesco, ci ha aiutato a capire il modo di incontrare “l’ultimo, il piccolo”, che sarà sempre il primo dei nostri fratelli”.

 

 

fra' Giuseppe B. Maggiore

 

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